Referendum e Scuola

All’uscita del referendum costituzionale, abbiamo appreso delle dimissioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi. L’esito del referendum ha dato come certezza il rifiuto del popolo italiano dei cliché della politica renziana, neoliberista ed europeista, volta a una cieca obbedienza alle richieste di poteri che nulla hanno a che vedere con i fondamenti della Costituzione italiana. In attesa di cogliere un vago atto di apertura verso chiare richieste da parte di una popolazione stanca di essere ancora vessata, veniamo informati della piatta continuità del nuovo governo col precedente. Anzi, ancora più, vengono attribuiti incarichi fondamentali a politici che costituiscono il fronte italiano di quei poteri provenienti da oltre confine, a partire dall’ultraeuropeista Presidente Gentiloni, il quale, da ministro degli Esteri lo scorso marzo firmò il provvedimento di cessione di mare italiano definendo addirittura tale trattato (secondo alcune agenzie di stampa) “vantaggioso“ . In nessuno dei ministeri viene data discontinuità con un infausto passato. Al contrario, la riconferma di coloro che maggiore danno hanno apportato allo Stato Sociale, Boschi, Lorenzin, Madia, Alfano, rendendosi artefici di un progetto generato da mandanti internazionali col preciso intento di destrutturare le garanzie democratiche, di portare la popolazione italiana a condizioni di povertà e di livellamento in basso delle capacità economiche, di rendere dipendenti da poteri bancari e finanziari che sovradeterminano e in misura sempre maggiore lo faranno, la nostra economia e il nostro stile di vita. E, non ultima, la designazione della ministra Fedeli, che, al di là delle polemiche sull’esistenza e sul valore del proprio titolo di studio, si è immessa nello spazio del governo con un falso, dichiarando possesso di titoli non posseduti, giustificando con l’assenza di memoria, con equipollenza del suo all’attuale titolo di studio. Mostrando, in pratica, timore del giudizio di inadeguatezza, e prontezza a dichiarare il falso pur di acquisire “crediti” da una popolazione di docenti e studenti, schiacciata dalle pretese di una L. 107/15, incostituzionale e vessatoria, votata dalla Ministra.
Dove alloggia, in quanto detto, la trasparenza, chiediamo?…
Come docenti confermiamo il nostro assoluto e fermo dissenso dalle politiche governative, che, se non modificate immediatamente, continueranno ad apportare condizioni di sofferenza alla Nazione. In questo dissenso, rientrano le politiche finanziarie messe in atto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alla Troika, il quale, secondo fonti ufficiose, avrebbe già inoltrato la richiesta di un finanziamento di 16 mld di euro per salvare il Monte dei Paschi di Siena e gli altri istituti in difficoltà. L’alibi: il piano “da un lato rappresenterebbe uno ‘scudo’ in caso di crisi debitoria in Italia”. La realtà: la creazione di un vincolo assoluto che impedirebbe all’Italia ogni forma di autonomia decisionale, dando titolo a Esm e Fmi a “esercitare le giuste pressioni per sbloccare le riforme”, mettendo l’Italia e il suo futuro nelle mani della Troika, nonostante si sia riusciti a impedire la riforma della nostra Costituzione – “troppo socialista” – richiesta dalla banca J.P. Morgan per sottrarre diritti alla Nazione.
Sulla scia di questo percorso oltremodo restrittivo, distruttivo della democrazia nel nostro Paese, vediamo il rischio di un’accelerazione della chiusura delle deleghe in bianco contenute nella L. 107. La delicatezza di questo percorso fa sì che un governo di transizione, come questo deve connotarsi, non debba assumersi alcuno dei carichi pendenti del precedente, consentendo il dovuto periodo di discussione e rinegoziazione di contenuti delle deleghe, essendo esse, una vota chiuse, non più rinegoziabili.
La scuola è luogo di elezione della genesi della democrazia. E’ indispensabile mantenerla lontana da giochi di potere e accordi dettati da lobbies finanziarie e da aziende che nessuna competenza e nessun interesse, se non quello di creare manodopera a basso costo, hanno dimostrato in quest’iter riformistico. E’ infatti assolutamente innegabile come, dall’inizio dell’applicazione della, pur neonata, L. 107, si sia condotta la Scuola italiana a una condizione di degrado e di perdita dei diritti dei docenti e degli studenti: intere scuole senza insegnanti; alternanza scuola-lavoro in condizioni culturalmente infime per gli studenti. E volontariamente usiamo la maiuscola per sottolinearne il valore strutturale nella storia e nella cultura di un popolo. L’ex presidente Renzi ha usato strategie da seduttore per tentare di accattivarsi voti e simpatie, sottovalutando la cultura e la capacità di esercizio del libero arbitrio della categoria docente, che non ha ceduto a bonus e promesse di miserevoli aumenti in busta paga, e dei giovani che, nonostante l’elargizione di un inammissibile “Bonus Cultura”, hanno dimostrato di non voler essere merce di scambio, compiendo scelte di voto autonome e consapevoli che hanno contribuito al trionfo del No .
Adesso, i docenti chiedono con forza la sospensione dell’attività legata all’attuazione delle parti mancanti della L. 107, consistenti nella chiusura delle deleghe.
In particolar modo, si chiede il mantenimento del sostegno alle condizioni attuali regolamentate dalla L. 517/1977, essendo l’organico a esso destinato già stato ampiamente ridotto, con una penalizzazione della qualità degli interventi in situazioni di straordinaria delicatezza, quali quelle degli alunni diversamente abili.
Ci rivolgiamo alla Ministra Fedeli: il sostegno non è un alibi per il parcheggio degli alunni. E’ il primo e ineludibile criterio che una nazione evoluta debba adottare per consentire ai diversamente abili inclusione e parità di diritti al completamento del percorso di istruzione, al pari degli alunni normodotati. Il modello di sostegno attuato nella scuola italiana è invidiato e osservato in un’Europa intera. Delegazioni di docenti stranieri hanno voluto assistere alle lezioni e conoscere i nostri modelli di progettazione, per comprendere come sia possibile che bambini e ragazzi con bisogni così altamente differenziati, possano essere inseriti e seguiti all’interno della classe di appartenenza. E il ritorno ai Paesi di origine è stato entusiasticamente sostenuto dall’apprezzamento del sistema del sostegno in Italia.
E’ inammissibile l’ipocrisia diffusa nella comunicazione del precedente governo, che, per giustificare la riduzione della spesa per la scuola statale, ha attribuito incapacità e addirittura discriminazione verso gli alunni disabili a tale sistema e, al contrario, piuttosto che potenziarlo, destinando aiuti anche ad alunni con BES, che dal sostegno trarrebbero inestimabili vantaggi, ne stravolge le caratteristiche e le finalità, depotenziandolo fino a renderlo nullo . Se da un canto è necessario che un certo grado di capacità di intervento sia di tutti i docenti, e che a questo debbano essi i venire omogeneamente formati, è altresì vero che la figura del docente destinato al solo sostegno è imprescindibile e la sua eliminazione sarebbe un arretramento di decenni sui diritti all’istruzione e all’inclusione da parte di tutti, come la Costituzione che abbiamo voluto salvare sancisce nell’Articolo 34: ”La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.[…]”.
La legge 517/1977 costituisce un esempio unico di come il docente di sostegno possa intervenire filtrando sia la relazione di apprendimento, che la socialità nei contesti classe in cui si trovino alunni disabili, che il coinvolgimento dell’intero Consiglio di Classe/ team didattico. Questo tipo di intervento permette un elevato grado di inclusione, una facilitazione dell’apprendimento e una accettazione e accoglienza da parte della classe ineguagliabili se si deve esse docenti di un alunno con bisogni assolutamente “speciali” e, nel contempo, di alunni in numero elevato e con capacità diverse, differenziate, e certamente più veloci e diversamente richiedenti. In aggiunta, occorre ricordare che le classi accolgono anche alunni con BES estremamente vari e spesso richiedenti attenzioni non minori dei disabili. Inoltre, le figure che andrebbero a surrogare quella del sostegno, costituiscono una minima e parziale integrazione che nulla ha a che vedere con l’aspetto didattico e inclusivo, fiore all’occhiello della governate dalla L. 517/1977. Indispensabile altresì ridiscutere le possibilità di intervento relativamente agli alunni con BES, sempre più numerosi, e con necessità di intervento individualizzato frequentemente tanto significativo quanto quello sui disabili, ma che condurrebbe costoro a un livello di competenza pari agli alunni non BES, mettendoli in grado di sviluppare tutte le potenzialità che i disturbi dell’apprendimento limitano.
Dal punto di vista dei docenti, si presenta un ulteriore aggravio: l’eliminazione della figure dei docenti di sostegno porterebbe all’inserimento di costoro su cattedra o su ruolo ordinario, con la saturazione dei posti disponibili e l’impossibilità sia di nuove assunzioni che delle svuotamento delle GAE, con le immaginabili conseguenze.
In questo panorama la domanda spontanea e ineludibile è: se veramente la scuola è di tutti è per tutti, perché il risparmio deve avvenire sulla penalizzazione dei più deboli?
L’attuale Ministra operi quindi in aperta discontinuità col precedente governo, accogliendo le istanze di mantenimento della L. 517 e delle condizioni dell’organico del sostegno da essa determinate, nonché degli aspetti migliorativi contenuti nella nostra proposta.
Liliana La Marca

COORDINAMENTO SCUOLA DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE
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