Il docente in esubero ha priorità sui neoassunti
Il docente in esubero ha la priorità rispetto ai neoassunti? E’ questa la domanda che viene posta da un insegnante al quotidiano economico ‘Italia Oggi’ (edizione di martedì 20 dicembre). Nello specifico, il docente porta alla ribalta il caso in cui un insegnante di ruolo in esubero rimasto senza sede all’esito dei trasferimenti del decorso anno scolastico potesse o meno vantare il diritto ad essere riassorbito in organico di diritto sulle cattedre aggiuntive (cosiddette cattedre di potenziamento) costituite per effetto del piano straordinario di immissioni in ruolo disposto dalla legge 107/2015.
Se così fosse, viene chiesto all’esperto di ‘Italia Oggi’, Antimo Di Geronimo, quali rimedi possono essere azionati a tutela dell’eventuale diritto? Qualora dovesse presentare la domanda di trasferimento per il prossimo anno e tale istanza dovesse essere accolta quali effetti avrebbe ai fini di un eventuale giudizio in corso?

Docente in esubero ha la priorità sui neoassunti?

La risposta dell’autorevole firma di ‘Italia Oggi’, Antimo Di Geronimo è Sì. Infatti, viene precisato come  la legge 107/2015 prevedesse una preclusione dell’utilizzo dei posti di potenziamento valevole solo per l’anno scolastico 2015/2016. Nel successivo anno scolastico 2016/2017 tale preclusione è venuta a cadere, atteso che i posti di potenziamento sono stati assorbiti nel cosiddetto organico dell’autonomia. Tali posti erano utili ai fini delle vari fasi della mobilità, con priorità nei confronti dei docenti già in ruolo prima dell’entrata a regime delle nuove assunzioni. Nel caso dei docenti appartenenti alla ex Dop, peraltro, l’amministrazione avrebbe dovuto provvedere ad assegnare le sedi disponibili a tali docenti anche d’ufficio, qualora non fosse stato possibile soddisfare le domande di mobilità eventualmente presentate. Ciò vale solo ed esclusivamente per la fase dei trasferimenti. Il rimedio azionabile è l’esperimento dell’azione giudiziale. L’accoglimento di eventuali domande di trasferimento, in pendenza di giudizio, potrebbe ingenerare la cessazione della materia del contendere solo se le parti, congiuntamente, dovessero farne richiesta al giudice, ferma restando l’eventuale richiesta al medesimo giudice di pronunciarsi sul regolamento delle spese di giudizio (cosiddetta soccombenza virtuale). In assenza di tale atto il giudizio giungerebbe a compimento con una pronuncia di accoglimento o di rigetto, integrale o parziale, delle domande presentate in sede di ricorso.