Autorevolezza della ministra Valeria Fedeli
Autorevolezza della ministra Valeria Fedeli

‘Avrà autorevolezza nel suo prestigioso incarico che si appresta a svolgere la neo ministra Valeria Fedeli?’ In più, ‘ma come si può pensare che una persona con appena un diploma triennale possa fare il Ministro della Repubblica e soprattutto quello della Pubblica Istruzione?’. Molti docenti, tra i corridoi e le aule della scuola si pongono questi interrogativi e pensano proprio questo della neo ministra, sempre più convinti di una cosa: ma se molti docenti si sono ribellati e mobilitati (vedasi lo sciopero del 5 maggio 2015) per protestare contro la nuova riforma denominata “Buona Scuola” che di li a poco stava prendendo forma fino ad attuarsi, attraverso il lavoro di Stefania Giannini, plurititolata e con alle spalle anni di esperienza nel mondo della formazione, come potrà accettarsi senza indugi e mugugni anche una semplice nota ministeriale a firma della ministra Valeria Fedeli? Non è una semplice domanda, sembra invece avere il sapore amaro di un presagio che presto potrà concretizzarsi.

Le diverse strade percorribili dalla Fedeli: autorevolezza, dietrologie o laisser faire

In effetti, la neo ministra Fedeli, appena cercherà di promuovere una semplice iniziativa normativa verrà quasi sicuramente attaccata e silurata da più parti, ma soprattutto dal mondo della scuola. Da questo punto di vista i denti dei docenti non sono soltanto avvelenati ma a quanto pare sono tentati nel morsicare la mela del peccato, rappresentata simbolicamente proprio dalla neo ministra. Ogni giorno, insomma, si cercherà in tutti i modi di ostacolare e delegittimare un politico appena diplomato, scalzandolo da quella carica ministeriale troppo pesante. Insomma, la Fedeli, alla lunga, non potrà reggere tutta questa pressione mediatica; questo lo sostengono in molti, persino qualche personaggio di spicco all’interno dell’attuale Partito di maggioranza relativa che governa questo paese.
Altri, invece, giudicano la presenza della ministra Fedeli, all’interno di questa compagine governativa targata Gentiloni, come un elemento politico di facciata o simbolica, frutto di accordi e dietrologie per portare avanti un ministero facente parte di un governo che presto tramonterà. Non si sa quanto duri questa manfrina ma di certo questo modo di vedere il futuro dell’Italia delle istituzioni non lascia presagire nulla di positivo per i tanti insegnanti precari in attesa delle nuove assunzioni, per gli aspiranti Dirigenti Scolastici in attesa del prossimo concorso loro dedicato, per i tanti, troppi docenti neo immessi in ruolo in attesa del loro rientro nelle loro provincie di provenienza. L’immobilismo più totale o il braccio di una mente raffinata? Questa è l’opinione di molti insegnanti, rassegnati e convinti sempre di più della loro inerzia rispetto ad una riforma scolastica che comincia a stare stretta a molti lavoratori della scuola.

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I docenti hanno disarcionato solo un governo, ma non hanno l’autorevolezza di sciogliere le Camere

Insomma, c’è chi vede il bicchiere, quello del Miur, mezzo pieno e chi mezzo vuoto.  Intanto una cosa è certa: la scuola, con i suoi numeri e con i suoi voti, ha il potere di fare cascare anche i governi più solidi, anche gli uomini protetti dai poteri forti, dalle associazioni dei potenti. Purtroppo, di contro, non ha il potere di far sciogliere le camere. Quella prerogativa c’è l’ha solo il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

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