Lettera di Valaria Fedeli su teoria Gender
Lettera di Valaria Fedeli su teoria Gender

Il neo ministro al Miur Valeria Fedeli è stata oggetto di diverse polemiche al suo insediamento, tra cui quella di essere sostenitrice e promotrice della teoria ‘gender‘, tanto odiata da cattolici e famiglie. I movimenti e comitati cattolici che le hanno dato addosso per questa questione sono stati molti. Su Avvenire, la Fedeli chiarisce la sua posizione e riceve la risposta del direttore.

Lettera di Valeria Fedeli in merito alla sua idea ‘gender’

Valeria Fedeli fa chiarezza scrivendo al direttore di Avvenire (quotidiano cattolico), Marco Tarquinio .
“Caro direttore, ho letto con molto interesse il suo intervento del 14 dicembre sulla mia recente nomina a Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e ho apprezzato l’apertura di credito nei miei confronti… Come è noto parliamo della previsione che intende assicurare l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dalla legge 119/2013 contro il femminicidio… Lei mi invita a tenere fede al mio giuramento sulla Costituzione, ed è proprio da qui che intendo partire, perché il comma 16 dà attuazione ai principi di pari dignità e non discriminazione contenuti negli articoli 3, 4, 29, 37 e 51 della nostra Costituzione. Ma voglio essere ancora più chiara… Non ho mai fatto riferimento a una supposta “teoria gender”, tanto meno a una “ideologia”, non solo perché il pensiero ideologico mi è strutturalmente estraneo, ma perché una simile ideologia, ammesso che esista, e non è mai stata d’ispirazione per l’operato mio, o del Parlamento o del governo. Vorrei che la parola gender uscisse dal nostro vocabolario in questa accezione minacciosa, e che tornassimo a parlare di uguaglianza tra donne e uomini, in linea con le normative nazionali e internazionali sui diritti umani. Non si tratta di abolire le differenze tra donne e uomini, ma di combattere le diseguaglianze. Non c’è nulla di naturale in stereotipi che escludono le donne dalla politica e dal mondo del lavoro. Non c’è nulla di naturale, per esempio, nel fatto che le ragazze siano descritte come inadatte agli studi scientifici, eppure questo stereotipo produce effetti reali: le ragazze si iscrivono troppo poco alle facoltà scientifiche”.

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La risposta del direttore di Avvenire

“La realtà di questa nostra epoca ci ricorda continuamente, sempre più spesso in modo positivo, ma purtroppo ancora e sempre in modo doloroso e persino drammatico, che la parità uomo-donna, e dunque il superamento di certi stereotipi, è una priorità fondamentale. Siamo chiamati tutti a un sereno e pressante “di più” di responsabilità e d’impegno per custodire, elaborare, trasmettere e interiorizzare un alfabeto comune dell’umano basato, primariamente, sul riconoscimento della diversità feconda e dell’identico e insopprimibile valore di donna e uomo, qualunque fase e condizione della vita sperimentino. Per procedere in quest’opera servono rispetto, condivisione e determinazione, non impostazioni ideologiche e dirigismi supponenti e aggressivi che lei, cara ministra, esclude qui con fermezza”.
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