Roberto Speranza

Roberto Speranza, leader della minoranza ‘dem’ che si è  candidato alla segreteria del PD, parla davanti al taccuino del giornalista del Corsera. Convinto avversario politico dell’ex premier Renzi, nell’intervista al quotidiano milanese si sofferma su Jobs Act e Buona Scuola. Con queste due riforme il PD ha lasciato sul campo milioni di consensi. Incremento dei licenziamenti disciplinari e perdurare della situazione di precariato nella scuola ne rappresentano la débacle. Roberto Speranza tira le orecchie a Poletti perché ai giovani non si può dire di levarsi dai piedi. E’ da loro invece che bisogna ripartire.

I voucher e la riforma del lavoro si sono rivelati fallimentari

Il primo virgolettato è un chiarissimo messaggio all’attuale esecutivo: “Non sono più disponibile a sostenere misure che portano fieno in cascina ai populisti. Non intervenire su Jobs act e Buona Scuola minerebbe il rapporto di fiducia tra noi e il governo.” Per evitare di consegnare il paese nelle mani di Lega e 5stelle traccia il sentiero lungo il quale muoversi. Il fine è quello di recuperare i consensi persi malamente in tre anni di legislatura. Ma la vera molla è certamente il prossimo referendum che si terrà sul Jobs Act. Il PD si troverà davanti ad un bivio: o voto subito e referendum rinviato, oppure tentare di restare fino al 2018 ma col ritorno all’art. 18.

Loading...

Riaprire il dialogo con i docenti

Altrettanto fallimentare si è rivelata la legge 107 di riforma scolastica, al punto da far dire a Speranza di dialogare con i docenti. “Mi chiedo: cosa aspettiamo a chiamare studenti e insegnanti e a fare un check up alla Buona scuola?”. Per il leader dei “dem” va subito riaperto un tavolo di trattative con il mondo della scuola e con chi la rappresenta. E del resto, il tracollo dei voti alle ultime elezioni comunali con oltre due milioni di consensi persi, lo fa capire abbondantemente. Ma recuperarlo sarebbe facilissimo: basterebbe abrogare tutta la 107. E a seguire bisognerebbe provvedere a stabilizzare gli oltre 200 mila precari che la tengono in piedi. Sarà disponibile anche a questo oltre che a tornare all’art.18?