Nastrini Rossi pugliesi in protesta per chiedere di non essere trasferiti
Nastrini Rossi pugliesi in protesta per chiedere di non essere trasferiti

Un nutrito gruppo di insegnanti, in rappresentanza dei Nastrini Rossi pugliesi, ha protestano quest’oggi a Bari, sotto la sede del Consiglio regionale con gli stessi slogan che già si sono sentiti pronunciare nei mesi scorsi. Un momento particolare, quello che hanno scelto i docenti pugliesi, proprio adesso, anche per testimoniare il fatto che le proteste devono inevitabilmente continuare per evitare che qualcuno pensi di calmare gli animi con un pò di ‘atropina‘ buttata negli occhi di chi ha avuto il potere di far cascare il precedente governo Renzi senza le dovute ‘ripercussioni’ che il popolo della scuola si attende.

In vista dell’incontro di domani tra i sindacati e la neo ministra Fedeli, i Nastrini Rossi tornano alla carica: ‘vogliamo tornare a lavorare a casa nostra’

Questo giorno vuole rappresentare, per il popolo pugliese dei ‘Nastrini Rossi’, un momento per tornare a chiedere con convinzione quello che gli è stato ‘estorto‘ da un governo eccessivamente sordo, cieco e troppo silenzioso difronte dalle domande poste da migliaia e migliaia di lavoratori della scuola pubblica.
Le richieste di chi ha manifestato oggi sono chiare e precise: “Vogliamo continuare a insegnare nella nostra terra: qui i posti ci sono e non dobbiamo essere per forza deportati al Nord“. Il sit-in di protesta pugliese si è svolto in contemporanea anche in altre città meridionali: Palermo, Napoli e Pescara. Tutto questo per testimoniare come il problema delle deportazioni dei professori, dal sud al nord, non è stato un caso isolato ma ha rappresentato, con molta probabilità, una delle principali cause che hanno ‘deteriorato’ in maniera definitiva il precedente rapporto idilliaco che esisteva tra il popolo della scuola e quello della politica che per anni si è dichiaratamente schierata a sinistra, rappresentata soprattutto dal PD di Matteo Renzi.
Visibilmente irritata per le condizioni in cui stanno lavorando molti insegnanti meridionali, prende la parola Francesca Marcico, portavoce dei Nastrini rossi pugliesi. L’insegnante spiega, numeri alla mano, la grave situazione di precarietà che si è venuta a creare in tutta Italia a proposito dei trasferimenti coatti di molti suoi colleghi. Anche lei tra queste, la Marcico tenta di spiegare che su 3.200 insegnanti pugliesi trasferiti al nord, dal famigerato algoritmo ministeriale, ben 2.500 di questi sono rientrati a casa attraverso le assegnazioni provvisorie. Dal primo settembre, però, il ‘salvacondotto’ termina, e gli stessi lavoratori dovranno rientrare, loro malgrado, nelle proprie sedi di titolarità, distanti, in alcuni casi, migliaia e migliaia di chilometri.

Loading...

Le richieste dei Nastrini Rossi: ‘ripristiniamo equità e giustizia, cancelliamo i vincolo della mobilità e delle assegnazioni provvisorie’

La loro presenza, oggi, dinanzi la sede ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione in Puglia vuole servire per porre alla neo ministra Valeria Fedeli una sola domanda: «ripristinare equità e giustizia attraverso la deroga al vincolo sia per il trasferimento che per la possibilità di produrre domanda di assegnazione provvisoria nel prossimo anno scolastico».
Metti MI PIACE sulla nostra pagina Facebook per sapere tutte le notizie dal mondo della scuola