Maria Domenica De Patre della Gilda Insegnanti
Maria Domenica De Patre della Gilda Insegnanti

In questi ultimi giorni molti articoli hanno ampiamente ‘soggiornato’ all’interno delle prime pagine dei giornali, alla categoria scuola e istruzione. Sono stati abbondantemente sciorinati tutti i punti del famoso accordo politico, raggiunto il 29 dicembre scorso, tra il Miur della neo ministra Valeria Fedeli (ex sindacalista) e le maggiori sigle sindacali che siedono al tavolo delle trattative. Ma, a pensarci bene, in quello stesso tavolo siede anche la Gilda insegnanti, l’unica compagine sindacale a non aver firmato quell’accordo tanto glorificato e beatificato dalla FLC CGIL, dalla CISL e dalla UIL. Ma allora, cos’è successo veramente durante quelle trattative? E perché la Gilda ha posto il suo veto a quell’accordo?
Proviamo a spiegarlo. Prima però, cerchiamo di capire il significato del comunicato ufficiale del sindacato Gilda insegnanti, uscito poche ore dopo la sigla apposta in calce a quel documento politico e programmatico dalle altre delegazioni sindacali.

Il comunicato ufficiale Gilda Insegnanti sul no all’accordo sulla mobilità docenti 2017/18

Di Patre: “No firma sull’Intesa politica per coerenza con le battaglie sostenute contro la legge 107/2015”

La Gilda riconosce e apprezza il lavoro delle delegazioni e l’impegno e la disponibilità della ministra Fedeli che hanno permesso una svolta nelle relazioni sindacali, tuttavia non ha siglato l’Intesa politica con la seguente motivazione:
“La delegazione della Gilda ha proposto che venga allegata al CCNI mobilità per il 2017/18 una tabella di valutazione specifica per l’assegnazione dei docenti dall’ambito alla scuola in maniera da poter eliminare qualsiasi discrezionalità da parte dei dirigenti scolastici ed in questo senso darà il proprio contributo nel tavolo contrattuale. Non essendo stata recepita questa proposta, la Gilda per coerenza con le battaglie sostenute contro la legge 107/2015 ha deciso di non siglare l’intesa politica”.

Una fretta poco comprensibile: ci siamo persi (intenzionalmente) la ‘chiamata diretta’?

Alla prima lettura del comunicato su esposto, sembra proprio che la Gilda insegnanti non si sia affatto fidata dei buoni propositi del frettoloso accordo dell’altro ieri. Si, perché in effetti quei punti rimarrebbero solo dei buoni propositi se venisse esclusa da tutta la ‘faccenda’ la questione bollente della chiamata diretta. E, in effetti, guarda caso, proprio quest’ultima tematica sembra sia rimasta fuori dalle trattative (un fatto voluto o c’è dell’altro?).
Ma come è possibile? Facendo un paragone alla Bersani o alla Crozza, è come se avessimo acquistato in contanti una bellissima automobile, luccicante e con quasi tutti gli optional ma, una volta montati sopra, pronti per partire, ci accorgessimo, improvvisamente, che la macchina non può muoversi: mancano le quattro ruote.

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Gilda: la ‘chiamata diretta’ non era affatto marginale nella trattativa, anzi…

Si, perché la questione della ‘chiamata diretta’ è parte integrante della riforma scolastica vigente, e non certamente un fatto solo marginale, soprattutto nella fase cruciale della mobilità. Ci si chiede allora: ma perché nell’accordo del 29 dicembre, che riguardava nello specifico la mobilità del personale docente per il prossimo anno scolastico, non si è parlato di come verranno assunti gli insegnanti una volta che le loro richieste di trasferimento verranno accolte? Perché tutta questa urgenza? Qualcuno ha fatto notare dei riferimenti con la stessa urgenza di approvare la Buona Scuola in quella calda estate del 2015. Troppa fretta, ma per andare dove? Se proprio doveva raggiungersi un accordo, allora bastava perdere un po’ più di tempo ma non si lasciavano le cose a metà come in effetti sono rimaste.
Quando la Gilda insegnanti, attraverso le parole sacrosante di Maria Domenica Di Patre, parla di tabelle di valutazione che avrebbero dovuto accompagnare il famoso accordo di fine anno, soprattutto per eliminare tutti i margini di discrezionalità dei DS, non dice affatto una corbelleria; quelle tabelle avrebbero sancito una volta per tutte, senza la possibilità di procrastinare alcuni dettagli apparentemente poco importanti, un’intesa priva di fondamenta e che assume oggi, sempre più le sembianze di un bicchiere di acqua mezzo pieno.

Il rifiuto della Gilda è un atto di coraggio e di coerenza nei confronti di migliaia di insegnanti

Un plauso va certamente indirizzato al sindacato Gilda, che con la sua coerenza e con il suo dissenso verso una trattativa raffazzonata e frettolosa, ha contribuito a porre le basi per una seria revisione totale dell’attuale riforma scolastica (Legge 107/15), la quale oramai sta troppo stretta a molti insegnanti, gli stessi che oggi non si sentono più rappresentati da molte di quelle sigle sindacali che siedono al tavolo delle trattative con il Miur e che per la voglia di recuperare molti dei loro iscritti delusi e amareggiati, tentano in tutti i modi di rinsaldare uno strappo oramai troppo ampio che si è creato con il mondo della scuola pubblica.
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