Lo sfacelo della scuola

Il mondo della scuola piange Tullio De Mauro. La recente scomparsa del professore, avvenuta all’età di 84 anni, viene trattata in modi diversi dalla stampa nazionale. Chi si limita a brevi flash di agenzia e chi ne ricorda il ricco curriculum. Nessuno in genere dei portali che si occupano dei problemi della scuola si è spinto oltre. Il pensiero globale dell’ex ministro dell’istruzione sul sistema scolastico e sulla 107 in particolare è stato fortemente critico. Al vertice delle sue convinzioni va posta quella per cui è lo Stato che deve garantire gli obblighi stabiliti dalla Costituzione.

Governi disattenti

Il prof. De Mauro aveva stroncato nettamente la riforma scolastica nota come Legge 107. Il motivo era costituito dal fatto che in essa mancava un quadro complessivo di riassetto del sistema scolastico. Lontana dalla Costituzione e ininfluente ai fini del contrasto dell’analfabetismo di ritorno. Ma più in generale egli puntava il dito contro il disinteresse generale di tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi 20 anni. Insensibili o poco attenti, eccezion fatta per pochi intimi. Tra questi l’attuale Capo di Stato Mattarella e Giuliano Amato. Per il resto il vuoto più assoluto.

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Incompetenza al potere

Tra i vari ministri che si sono succeduti alla poltrona del Miur non ci si è mai resi conto pienamente di quanto stava avvenendo. Il regresso aveva colpito specialmente la scuola secondaria. Questa ha subito un cambiamento radicale del suo “pubblico”, ossia degli studenti, tale per il quale si è autodistrutta. Questioni quali il controllo degli insegnanti potevano essere poste alla fine delle priorità. Chiaro il riferimento alla “chiamata diretta” e al bonus. I latini dicevano “in cauda venenum” e qui si innesta il De Mauro pensiero sulla questione delle donne ministro. A Stefania Giannini e Valeria Fedeli fischieranno forte le orecchie. In una delle sule ultime interviste il professore ebbe a dire testualmente “Non ne ricordo di particolarmente attente ai temi scolastici”.