Il reclutamento del personale

 
Il sistema di reclutamento nella Pubblica Amministrazione costituito dal concorso finisce spesso nel vortice del ricorso in tribunale. I dati snocciolati da un monitoraggio effettuato da Il Sole 24 Ore sulla mole dei ricorsi lo testimoniano abbondantemente. L’indagine condotta dal quotidiano finanziario parte dal 2012 e finisce ai giorni nostri. Sono stati indetti ben 39 concorsi tra Forze di Polizia, Vigili del Fuoco e Scuola. Il segretariato della Giustizia Amministrativa parla di 10mila ricorsi in totale. Non si conosce il numero esatto dei ricorrenti ma quanto descritto basta già a dare un’idea. Oltre al fatto che le graduatorie vengono stravolte ad ogni pronuncia, i costi sociali sono ingenti. La vita di concorrenti e  ricorrenti ne esce sempre stravolta.

Reclutamento sotto accusa

Non sono pochi coloro che pensano che dietro ad un concorso ci siano logiche economiche e forti interessi dietro. Da chi istruisce i corsi di preparazione, agli enti incaricati di predisporre quanto occorre allo svolgimento del concorso, agli avvocati. Il contenzioso sviluppatosi nell’ultimo quinquennio è invero molto pesante. Nè si può trascurare la circostanza che in moltissimi casi si sono verificati degli illeciti. La mole di ricorsi che ha investito la scuola è ugualmente impressionante. Si va da quelli per consentire la partecipazione anche ai non abilitati fino a quelli contro l’algoritmo della mobilità. Stanti così le cose, emerge forte un dubbio. Il concorso pubblico riesce ancora ad assicurare l’assunzione dei migliori?

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Attivare l’eccezione all’art. 97

Ogni anno nella scuola lavorano oltre 100 mila docenti precari abilitati o con più di 36 mesi di servizio. La loro stabilizzazione dipende da quando sarà indetto un altro concorso. Ben si potrebbe evitare il ricorso alle prove scritte e orali, limitandosi ai titoli conseguiti e all’esperienza. Al riguardo, nel rispetto dell’eccezione costituita dall’art.97 della Costituzione, può venire in soccorso quanto detto dalla Corte Costituzionale. Si può riconoscere una deroga alla regola del concorso pubblico, in presenza di determinati presupposti. Ad esempio quando sussistano particolari situazioni (caratterizzate, quasi sempre, dal possesso di elevate professionalità in capo all’aspirante già dipendente non acquisibili all’esterno) che non determinino un vulnus al principio del buon andamento della P.A. L’evidenza del risultato finale sarebbe costituita dal decadere di tutto il contenzioso pendente, snellendo drasticamente le procedure di assunzione e smaltimento del precariato.