Ennesimo errore del governo: la rabbia dei docenti per la mobilità è solo la punta di un iceberg
Ennesimo errore del governo: la rabbia dei docenti per la mobilità è solo la punta di un iceberg

Un’operazione sbrigativa e solo di facciata quella messa in atto per la ‘rioccupazione’ delle poltrone dei nuovi membri del governo in carica (ad eccezione della Giannini), dopo la disfatta al referendum del 4 dicembre scorso. A pensare questo sono i sindacati di base, inorriditi dall’approvazione altrettanto repentina in CdM delle 8 deleghe su 9 contenute nell’unico articolo, al comma 181 della Legge 107/2015 chiamata ‘Buona Scuola’.

Avanti tutta del governo: la rivolta degli insegnanti sulla mobilità è solo la punta di un iceberg

Una forzatura sul vero senso della parola, proprio perché tutti gli aspetti e gli argomenti contenuti in quello stesso comma avrebbero comportato, secondo una logica derivante dalla debacle referendaria, un confronto diretto con i sindacati, con le associazioni di categoria e con le parti sociali. Uno ad uno, così come si sta facendo per la scottante questione della mobilità docenti 2017/18. Invece, nulla di tutto questo. L’operazione messa in atto dal governo è avvenuta alla ‘chetichella’ e, purtroppo, il mondo che ruota attorno alla scuola ha ritenuto oltraggiosa questa modalità, visto che gli aspetti contenuti in quel comma sono organici e strutturali alla tanto odiata ‘Buona Scuola’ renziana.
Uno schiaffo in faccia a quanti ritenevano di dover discutere prima il contenuto di quelle deleghe – definite dalla stessa ministra Fedeli come delle semplici bozze da rivedere – approvate dal governo, con un ‘colpo di mano’, il 14 gennaio scorso.

I sindacati di base sono pronti allo sciopero: le dichiarazioni dei segretari

Dopo lo spiacevole accaduto il 14 gennaio scorso in CdM, gli animi dei sindacati di base si sono subito scaldati, tanto che la Gilda, i Cobas e l’Unicobas hanno deciso di indire uno sciopero generale per la metà del mese di marzo. Insomma, si comincia a profilare una primavera calda sul versante delle manifestazioni, delle proteste e degli scioperi per molti lavoratori del mondo della scuola. A tal proposito interviene Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas, il quale dichiara: «Non possiamo accettare che il Governo proceda sulla riforma della scuola senza tenere conto della forte opposizione che c’è stata in questi mesi, sembra quasi che ci si dimentichi che il mondo della scuola ha avuto un ruolo decisivo nella vittoria del NO al referendum». Il suo discorso poi si incentra sul merito delle tematiche contenute nelle deleghe approvate in CdM: «… ci sono aspetti su cui dobbiamo ribadire il nostro dissenso totale: c’è il rischio ad esempio che con la riforma della scuola dell’infanzia venga espulsa dal sistema formativo nazionale, per non parlare degli insegnanti di sostegno che potrebbero addirittura diventare un optional». Insomma, il dissenso è totale e lo sconcerto rispetto a quanto accaduto è altrettanto evidente.
A prendere posizione c’è anche il portavoce nazionale del sindacato di base Cobas, Piero Bernocchi, il quale esprime con convinzione le sue preoccupazioni per tutto il mondo della scuola (studenti compresi), visto che quelle deleghe legislative (oggi bozze legislative a detta della Fedeli), una volta approvate dalle commissioni chiuderebbero definitivamente ‘la quadra’ della riforma scolastica Buona Scuola, osteggiata oramai da troppo tempo da tutti i lavoratori di questo comparto della pubblica amministrazione. Conclude Bernocchi: «… Le deleghe sono la chiave per chiudere la serratura della gabbia e per distruggere definitivamente il sistema scolastico pubblico».

I sindacati di base sono infuriati: non vogliono la modifica alla 107 ma la sua totale abrogazione

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Le riflessioni finali su quello che sta accadendo sono quasi scontate. Da un lato il governo targato Gentiloni (definito da molti Renzi bis) vuole portare a termine il lavoro iniziato dal suo predecessore e dall’altro i sindacati di base, ovvero quelli dichiaratamente più contrastivi, hanno tutte le intenzioni per cancellare definitivamente una riforma scolastica considerata oramai da tutti poco rispondente alle vere esigenze di chi lavora all’interno di questo variegato mondo. Una cosa è certa: le forti proteste contro la mobilità che hanno contribuito alla sconfitta referendaria del 4 dicembre scorso, sono solo la punta di iceberg.
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