Ultime notizie scuola, martedì 17 gennaio 2017: la storia di Francesca, da insegnante a bidella
Lei si chiama Francesca Capecce, ha 34 anni ed è originaria di Termoli. La sua storia è stata raccontata dal ‘Corriere della Sera’ di oggi, martedì 17 gennaio. Come insegnante, ha vinto l’ultimo concorso ma anche lei, come gli altri ‘idonei fantasma’, non hanno una cattedra in quanto il bando ministeriale ha previsto che se c’è bisogno di coprire più cattedre oltre a quelle previste, si possa attingere dalla graduatoria degli abilitati soltanto per un limite massimo del dieci per cento dei posti. Così, nonostante tanti posti siano rimaste vuoti, molti docenti sono costretti a restare a casa mentre le cattedre vengono occupate magari anche da chi non ha superato il concorso, in qualità di supplente.

Ultime notizie scuola, martedì 17 gennaio 2017: la storia di Francesca, da insegnante a bidella

Francesca ora fa la bidella invece di fare l’insegnante. ‘Il lavoro è lavoro: se 900 euro non sono i 1.300 dell’impiego da docente – ha dichiarato la docente – sono comunque un’entrata. Ho una figlia di cinque anni, non mi posso permettere di stare a casa’.
Lei ha insegnato per dieci anni, ha preso l’abilitazione nel 2014 ma l’assunzione non è arrivata. Poi quando l’hanno chiamata dalla graduatoria di terza fascia degli Ata (Amministrativi, tecnici e ausiliari), ha accettato. ‘Ho fatto di tutto dove mi hanno dato l’ultima supplenza, un Ipssia di Montenero di Bisaccia, provincia di Campobasso – ha confessato Francesca – Ci scherziamo su: servo la scuola in tutto e per tutto’.

Francesca Capecce è tornata nella scuola dove aveva insegnato: ‘Ora gli studenti mi ammirano’

Le è persino capitato di lavorare in una scuola dove ha insegnato negli anni scorsi, un alberghiero. All’inizio non voleva accettare l’incarico ma poi ‘mi hanno convinto, perchè l’importante è lavorare con dignità. Temevo il giudizio degli studenti, invece mi hanno aiutato, incoraggiato. Mi ripetevano più volte che per loro ero un esempio di coraggio e fierezza. Mi chiamavano professoressa anche se lavavo i piatti nel laboratorio di cucina, invece di stare in cattedra. Mi hanno detto che ho insegnato loro il senso del dovere e del sacrificio.’