Esami - Le nuove modalità a partire dal 2018. Gli insegnanti sono critici
Esami - Le nuove modalità a partire dal 2018. Gli insegnanti sono critici

Gli orientamenti relativi alle nuove modalità degli esami, i quali dovrebbero entrare a regime già a partire dal prossimo anno scolastico, sono finalmente chiari a tutti: assicurare una disarmante facilità nel loro svolgimento (del I e II ciclo d’istruzione), anche dal punto di vista burocratico. Tuttavia, le richieste dei docenti (oramai da molto tempo inascoltati) erano incentrate verso un deciso cambio di rotta rispetto alle decisioni contenute nel relativo decreto attuativo prossimo alla discussione parlamentare. Giusto appunto, nella direzione opposta. Gli insegnanti, non solo sono rimasti inascoltati ma sono anche inorriditi da questa discutibile decisione: “Tutto il nostro lavoro sarà vanificato”.

I paradossi della Buona Scuola: due pesi e due misure a proposito di esami

Ogni qual volta che un governo si occupa di riformare il sistema scolastico italiano, purtroppo, finisce per indebolirlo o deformarlo. In questo caso, con la Buona Scuola è avvenuto peggio: a proposito degli esami, si decide, per la prima volta in assoluto, di scardinare l’unica porta che poteva rimanere chiusa, cioè quella della valutazione da parte degli insegnanti, utile a verificare l’apprendimento degli studenti attraverso un momento valutativo solenne come, appunto, un esame di Stato. Invece, avviene esattamente il contrario: un esame facile fa contenti tutti, Dirigente Scolastico, Insegnanti, alunni e famiglie. Purtroppo, questo governo, lo stesso che ha indetto l’ultimo concorso per gli insegnanti già abilitati attraverso i PAS e i TFA, vive di conflitti e contraddizioni. Decide paradossalmente di impostare il futuro della scuola attraverso il de-merito. Ha, di fatto, con la sua palese volontà normativa, applicato la regola del merito e della valutazione ferrea solo nei confronti dei nuovi insegnanti (insegnanti precari pluriennali) e si è poi dimenticata di applicare lo stesso principio per i futuri alunni che dovranno affrontare un esame ‘palliativo’ come gli esami che dal 2018 diventeranno norma. Una vera assurdità se pensiamo che domani, questi stessi alunni potranno diventare, quasi certamente, anche loro dei formatori.

Esami, le opinioni degli insegnanti: purtroppo, le nostre richieste rimangono inascoltate

Quasi tutti gli insegnanti sono inorriditi dalle notizie che circolano in queste ore a proposito degli esami, a partire dal 2018. Qualcuno di loro dichiara: «Ci aspettavamo una decisione nettamente opposta a quella intrapresa dal governo». In effetti, per quanto concerne gli esami conclusivi del I ciclo d’istruzione, oggi – ribadiscono gli insegnanti – gli esami sono una vera e propria ’farsa’. Non solo, ma nel totale paradosso, si sta pensando persino di renderli più facili. E’ una mera assurdità! A questo punto, qualcuno si chiede: «…non sarebbe stato meglio eliminarli del tutto?». Altri, addirittura, propongono di trattenere ancora per un mesetto (dalla fine delle attività didattiche) solo gli studenti con basso profitto, quelli che durante tutto il triennio non hanno mai studiato e che non conoscono neanche la grafica della copertina dei loro libri di testo. Gli stessi insegnanti sarebbero anche disposti a trascorrere tutto il mese di giugno, con l’intento di istituire una sorta di ‘doposcuola gratuito’, solo per tentare la carta del ‘recupero‘ disciplinare per gli alunni con gravi lacune, in vista anche del prossimo anno scolastico che dovranno affrontare. Una causa nobile ma assolutamente irrealizzabile. Invece, si ritrovano ogni anno (per tutto il mese di giugno) a fare i conti con le inutili carte di una burocrazia che non serve proprio a nulla, se non a giustificare l’emolumento della mensilità di giugno.
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