studente condannato ai lavori socialmente utili

La vicenda dello studente che rivendeva a prezzi ribassati le merendine ai compagni si conclude con la decisione di condanna ai lavori socialmente utili. Il preside del Pininfarina di Moncalieri, Stefano Fava, aveva sospeso per 15 giorni il ragazzo che rivendeva le merendine a basso costo ai compagni. Successivamente si riuniva il Consiglio di classe per deliberare in merito alla punizione da assegnare per la condotta dello studente. Si è arrivati ad oggi con la decisione di fargli svolgere un lavoro socialmente utile come alternativa alla sospensione.

LA CONDANNA DECISA DALLA SCUOLA

Per due settimane dovrà recarsi all’associazione di volontariato Terza Settimana che a Torino porta avanti un progetto di aiuto sostenibile per le famiglie in stato di difficoltà economica. Alle 8,00 di mattina dovrà presentarsi davanti al Centro agroalimentare di Torino per caricare le cassette di frutta con il cibo donato dai grossisti all’associazione. Il messaggio distorto provocato dal diffondersi della cultura del consumismo e del benessere personale viene respinto con perdite da chi ha solidi valori etici e morali. Con questa decisione si è inteso riaffermare il primato del valore dell’educazione e del rispetto reciproco.

REAZIONI OPPOSTE

La Fondazione Agnelli aveva premiato la spiccata attitudine all’imprenditoria applicata mostrata da quello studente che vendeva merendine a basso costo. Persino gli studenti avevano inteso mettere al bando la scorrettezza del messaggio di premiare chi non rispetta le regole con un sit-in di protesta organizzata dai rappresentanti di istituto. Qualcuno di loro era persino arrivato al punto di insultarlo e minacciarlo per questa condotta sleale. Il padre del ragazzo però rifiuta questo verdetto e dichiara che non manderà il ragazzo al mercato a lavorare.

RECUPERARE I VERI VALORI

Il modo giusto non è terrorizzare ma aiutare chi si trova in difficoltà. E’ in questo contesto socio-educativo che si innesta la decisione del preside Stefano Fava. La reazione del genitore rischia però di vanificare quanto decretato dalla scuola del ragazzo. Ci sarebbe da chiedersi se la misura non vada applicata a lui, anziché al figlio; ai mercati generali a scaricare le cassette per capire cosa significa educare e saper vivere civilmente. Sono di questo tenore i commenti alla notizia che si leggono sui vari social. Molto più probabilmente siamo giunti ad un punto in cui il valore dell’educazione deve riacquistare il primato sulla cultura del merchandising e della globalizzazione tanto cara alla Fondazione e alla TRELLE.

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