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Ministro,il processo industriale e lo sviluppo economico hanno modificato, plasmato,dettato le regole e la vita dell’istituzione scolastica.
Quante volte abbiamo sentito l’espressione”se vuoi lavorare studia!impegnati!prendi una laurea!”Tante volte. Nel corso dei secoli abbiamo dato per scontato che la scuola e il lavoro fossero complementari e necessari l’una all’altra in rapporto interdipendenti. È possibile che sia così…ed è giusto.
Ma in questo interscambio ci siamo lasciati sfuggire un elemento importante:la personalità e la naturale inclinazione degli individui.
A volte caro ministro mi domando, da genitore e da docente, se per caso non stiamo insegnando ai nostri ragazzi ad essere stupidi lì dove li facciamo sentire inadeguati.
Stiamo abituando i nostri discenti al lavoro industriale..alla robotizzazione. Già nella disposizione geo-spaziale dei locali scolastici abbiamo file di banchi ordinate parallelamente.
Tutto è regolamentato da fasce orarie non flessibili e soggette ad una sola pausa ricreativa durante la quale più che ricreando si ingurgita velocemente un panino. La cura del corpo attraverso l’attività fisica è marginale e nella scuola primaria affidata a personale non qualificato.
Ma la cosa peggiore è che per analogia riconduce ai meccanismi aziendali e manageriali è che i ragazzi vengono fatti competere. Paesi come la Finlandia, giusto per citare quello più emulato da altri stati, promuovono la collaborazione e la cooperativita’.
Noi invece puntiamo alla competizione e diamo valore ai loro risultati con numeri e lettere. Una A+ nel compito di italiano come se fosse una classe energetica..oppure un 9 in geografia come se fosse una corsa campestre.
E inscatoliamo tutto in testa risposta multipla dove una X indica se un ragazzo vale o meno. Ignoriamo quindi tutto il percorso emotivo culturale, contenutistico di un alunno dimenticando gli sforzi e l’impegno che lo hanno portato fin lì.
Le congetture multiple le prendiamo in considerazione quando somministrato i test? I test sono stati inventati per stimare le potenzialità delle reclute militari nella prima guerra mondiale e noi li utilizziamo a distanza di decine di anni convinti che stiamo proiettando i ragazzi verso il futuro: la vita è tutto un quiz diceva una vecchia canzone.
 
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Ma il futuro non e’fatto da “organismi” tutti uguali. Omologati. Da genitore posso confermare che i miei due figli sono completamente diversi e ne deriva che il mio approccio con loro è differente.
Da docente mi trovo davanti a 25 bambini che sono tutti diversi, che hanno sogni, difficoltà, potenzialità totalmente differenti.
Come posso io giungere al cuore di ognuno di loro se devo insegnare a tutti le stesse cose , lo stesso programma che è stato scelto dalla classe politica dirigente e non dal corpo docente.
Siamo solo esecutori di scelte più alte..fatte da chi spesso e volentieri non ha insegnato un solo giorno della propria vita.
Caro ministro, come insegnante e come adulta che fortemente avverte la responsabilità del futuro dei miei ragazzi, come Invisibile in un sistema di cloni e di Omologati CHIEDO a gran voce che la scuola italiana diventi occasione per ciascun individuo di coltivare i propri sogni e di crescere secondo le proprie inclinazioni.
CHIEDO che la scuola diventi il luogo in cui si impara la libertà di essere, il luogo dove vengono forniti gli strumenti necessari a fare di un bambino un adulto prima di tutto felice e poi lavoratore.
Un posto in cui la produzione economica non entra e dove l’unico processo accettato è quello che fa i diventare uomini e donne capaci di investire bene in una società che accetta e sfrutta le diversità di ciascuno.
Io CHIEDO che chi governa ascolti chi lavora nella scuola ogni giorno e la ama e la conosce in tutte le sue difficoltà e crede in questa istituzione come l’unica alternativa sana ad una società che ci vuole tutti belli,sani, magri, ricchi e produttivi.
Caro ministro io penso che chi fa la scuola dal di dentro debba e merita di sedersi accanto a chi legiferano in materia scolastica quando c’è da fare un cambiamento o una modifica al sistema.
Perché chi quotidianamente affronta le problematiche interne può offrire a chi governa idee utili a favorire soluzioni che mai quanto in questo momento si fanno urgenti. Grazie.
Luigina Favale, responsabile ufficio stampa de “la scuola invisibile”
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Marco Monzù Rossello nasce a Nicosia. Dopo la maturità classica si trasferisce prima a Catania e poi a Palermo dove consegue il diploma di laurea ISEF. Poco dopo, presso l’Università cattolica” Sacro Cuore” di Milano, consegue l’abilitazione all'insegnamento (SISS) nelle classi di concorso A029/A030. Successivamente, presso l’università degli studi di Roma “Tor Vergata”, ha conseguito la laurea magistrale. Presso l’università “Ca Foscari di Venezia ha acquisito la specializzazione per l’insegnamento del sostegno (SISS/SOS) classe di concorso AD00. Appassionato sin da subito al mondo della disabilità, tutt’oggi lavora in questo settore. Ex giocatore di pallavolo professionista, ha militato per 10 anni nella categoria serie B. Numerosi i corsi di formazione a cui ha partecipato, come pure i brevetti e gli attestati conseguiti. Attualmente svolge oltre alla professione di docente, anche quello di Segretario Regionale e Membro Nazionale del sindacato UNICOBAS SCUOLA E UNIVERSITA'.