Insulti e botte per tre anni a scuola: indagati quattro compagni

Quando non erano gli insulti – molti dei quali irriferibili – piovevano una raffica di pugni sulla testa, calci sulla schiena e schiaffi in faccia. A volte, invece di picchiarlo o insultarlo, schiacciavano sotto i piedi i suoi occhiali da vista oppure gli strappavano di dosso la cartella e il maglione: dalla prima alla terza media tre anni di vessazioni continue, in un istituto comprensivo di Rho, un grosso centro alle porte di Milano.

La denuncia della madre

Gli accertamenti sono scattati dopo la denuncia della mamma, al commissariato di Rho-Pero, dove hanno confermato le violenze nei confronti del ragazzino. Qualcuno tra questi non sarebbe ancora 13enne, quindi non imputabile; tuttavia, la Procura per i minorenni li ha indagati senza alcuna eccezione e distinzione. Forse per dare un forte segnale, scegliendo una strada meno usuale e più “forte”, per poter chiedere al giudice dei provvedimenti “particolari” (ed esemplari) in relazione alla loro giovane età. Fatti che sono aggravati dalla durata di queste violenze nei confronti del ragazzino, ma anche dalla presunta negligenza degli insegnanti che, a quanto pare, non si sono accorti di quanto succedeva. O forse – secondo quanto afferma la madre – si erano accorti ma “hanno sottovalutato la gravità di quanto accadeva a scuola, pensando che io e mio figlio (per motivare le numerose assenze) ci stessimo inventando delle scuse”.

Tre anni di violenze e insulti a scuola

La mamma del ragazzino l’ha ripetuto più volte agli investigatori: “Aveva paura di tornare in classe e allora lo tenevo a casa”. Una paura talmente grande da perdere il sonno; solo contro tutti non riusciva a opporsi, piangeva e subiva in silenzio mentre gli altri compagni – che sapevano e vedevano ma in gran parte si “godevano” la scena – non chiedevano l’aiuto dei professori e non intervenivano a sua difesa. “Addirittura – racconta ancora la madre – uno dei docenti, convinto che fosse colpa sua e avesse problemi a relazionarsi con i suoi coetanei, un giorno mi ha consigliato di fargli seguire un corso di autostima; in un’altra occasione hanno risposto che episodi simili fanno parte del “percorso di crescita” di un adolescente, una sorta di passaggio obbligato.

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Gli aguzzini ossessionati dalle volgarità

In attesa della replica dell’istituto scolastico, intanto, sembra che finora non siano stati presi provvedimenti particolari contro i quattro giovanissimi aguzzini. Alunni con una vera e propria ossessione verso le volgarità e le bestemmie, che vergavano minacce e insulti usando pennarelli indelebili (sempre riferiti al sesso) sia sulla sedia che sul banco, oltre che sugli stessi suoi vestiti. Una lenta agonia, per la vittima, che non era limitata solo in classe ma sconfinava spesso anche in cortile e nei corridoi della scuola, deriso e beffeggiato mentre lo rincorrevano. I quattro, in attesa di ulteriori approfondimenti della vicenda, sono stati accusati di “atti persecutori”.