L‘appello lanciato da 600 docenti universitari, in favore della nostra lingua, e’un vero e proprio SOS: a quanto pare, le abilità linguistiche e le competenze di base possedute dagli studenti della scuola, diventano sempre più scarse. Non è certo una nuova scoperta scientifica, ma si è aggravata (e cronicizzata) con l’avvento della tecnologia; e si è aggravata a tal punto che alcuni docenti universitari hanno inviato una “tagliente” lettera al Governo italiano, intimandolo a prendere severi provvedimenti.

L’appello dei docenti a difesa della lingua italiana

La richiesta dei docenti è “recepire in breve tempo e realizzare strategie educative e didattiche – soprattutto nella fascia scolare tra scuola primaria e secondaria di I grado –  per migliorare negli studenti le conoscenze linguistiche”. Non è accettabile, infatti, che uno studente in procinto di entrare all’università possa commettere errori sintattici e grammaticali (a senza acca nel verbo avere, per esempio, e senza accento etc…) da terza classe elementare. Alcuni (addirittura) leggono in modo monotono, senza scorrevolezza espressiva e naturalezza, quasi sillabando.
A chi attribuire la colpa? Il sistema scolastico italiano non si è mai preoccupato – durante le varie riforme – della reale situazione per quanto riguarda le competenze linguistiche degli alunni, aggirando il problema senza risolverlo alla radice. Ma anche la classe docente italiana ha la sua parte di responsabilità, che dovrebbe verificare, insistere con le verifiche orali e scritte senza mai stancarsi di correggere gli errori compiuti dagli alunni; tuttavia, è risaputo che la miglior medicina contro il “mal di grammatica” è la lettura. E qui entra in campo la tecnologia: si scrive male e si legge poco a causa dell’uso smodato di whatsapp, dei social network e degli smartphone, mezzi  moderni di comunicazione con cui i ragazzi scrivono senza accenti, punteggiatura o apostrofi, e con parole abbreviate. Una vera e propria “ubriacatura tecnologica”.

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Molto più facile copiare con l’aiuto della tecnologia

Grazie alla tecnologia, infattimolti aspetti della nostra vita sono decisamente migliorati, ma siamo sicuri che sia un bene per tutto? Non è forse vero che è più facile copiare che inventare? Le calcolatrici infatti fanno tutto il lavoro per noi, di conseguenza non sforziamo più la mente. Lettere, temi e relazioni sono stati sostituiti dagli sms, dai post su Facebook e dalle mail, quindi anche la comunicazione si è inaridita a livello intellettivo, a causa della scarsa creatività. Convinti di trovare ogni informazione su Google, non sentiamo più il bisogno di migliorare; non allarghiamo le nostre conoscenze, siamo meno stimolati, limitiamo (in poche parole) l’uso del cervello.
Potrebbe sembrare assurdo oggi, ma gli studenti erano molto più intraprendenti e intelligenti ieri quando leggevano molti libri; quando dovevano fare la brutta e la bella copia di un tema; quando dovevano imparare a memoria tabelline e poesie. Le nuove generazioni non se ne rendono nemmeno conto: in altre parole scrivono scopiazzando su internet, senza sforzare il cervello, convinti che la forma più evoluta di comunicazione sia un sms concentrato in poche parole.

Lo stato dovrebbe fare la sua parte

Prima dell’era tecnologica – è stato dimostrato – i livelli di abilità linguistica e competenza erano più elevati. Ora è dunque tempo di arginare il problema, di intervenire in qualche modo e al più presto. E lo Stato deve fare la sua parte prima che sia troppo tardi: di questo passo, se non si interviene, avremo una futura (e paurosa) classe generazionale di incompetenti linguistici.
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