Ultime notizie scuola, mercoledì 8 febbraio: 'No alle perquisizioni degli zaini'

Questione cellulari in classe, scoppia una nuova polemica, questa volta a Bolzano. Come riportato dal portale ‘Alto Adige’, a sollevare nuovamente il problema telefonini è il consigliere provinciale Elena Artioli (Team Autonomie) che ha presentato un’interrogazione agli assessori competenti Christian Tommasini e Philipp Achammer, in merito a possibili ‘perquisizioni’ degli zainetti per accertare la presenza di smartphone nascosti e portati in classe.

Ultime notizie scuola, mercoledì 8 febbraio: ‘No alle perquisizioni degli zaini’

‘Nessun insegnante è autorizzato a perquisire gli zainetti degli studenti per prelevare gli smartphone portati a scuola. Anche se spenti. Ci sono stati casi in cui i ragazzini hanno dovuto svuotare gli zaini per permettere ai professori di ispezionarne il contenuto. L’obiettivo è trovare e, semmai, requisire i cellulari anche se spenti. Una pratica inaccettabile perché non si tratta di forze dell’ordine’.

La questione è sempre la stessa, lo smartphone a scuola inevitabilmente distrae e disturba le lezioni.
Con tutto ciò, il consigliere provinciale Elena Artioli è pienamente d’accordo sul fatto che le attività didattica debbano svolgersi nel ‘quieto vivere’ e con la massima attenzione da parte degli studenti.
‘Nessuno mette in discussione il fatto che vada tenuto spento per non intralciare l’attività didattica ma i dirigenti scolastici non possono pensare di avere l’autorità di procedere con questi controlli. I genitori, per esempio, hanno il diritto di consegnare un cellulare ai propri figli per sentirli durante il tragitto tra casa e scuola. Possibilità che non riguarda i docenti o i dirigenti scolastici’.

Autonomia scolastica sì ma fino ad un certo punto: ‘Dirigenti e docenti devono capire quali siano i limiti’

Insomma, il messaggio è chiaro: dirigenti scolastici e docenti non si devono intromettere troppo e rimanere entro i propri limiti di competenza. ‘È un segnale importante verso le scuole che devono capire fino a dove possono spingersi con l’autonomia scolastica. Gli istituti, per esempio, possono benissimo pubblicare un regolamento che ne vieti l’utilizzo anche negli ambienti comuni durante i momenti ricreativi anche per evitare di ledere la privacy degli altri minori’.
Autonomia scolastica sì, ma sino ad un certo punto, questo il messaggio.
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