In difesa dei precari delle graduatorie di istituto

La sorte dei precari delle graduatorie di istituto sembra nuovamente soggetta alla lotteria di un concorso. In una intervista ad Orizzonte Scuola, Silvia Chimienti esprime la sua netta contrarietà al transitorio formulato dal PD. Nella concezione del partito di maggioranza, la successione per accedere alla fase transitoria vede prima il concorso e poi il corso abilitante. Esistono delle criticità in ordine a queste procedure. Lo afferma l’onorevole Chimienti che esprime la sua preoccupazione per l’inemendabilità delle deleghe, con il conseguente rischio di lasciare nuovamente ai margini i precari delle graduatorie di istituto.

PROCEDURA OGGETTIVA

La delega sul transitorio appare confusa e densa di contraddizioni. Non è chiaro quando partiranno i concorsi e nemmeno si capisce la loro periodicità. Occorre fare tesoro delle passate esperienze laddove il concorso ha mancato nel suo elemento principale costituito dall’uniformità di giudizio. Troppe disparità da una regione all’altra e troppe incongruenze hanno decretato il fallimento della classica forma di concorso. Che si svolga solamente con la prova orale ( per gli abilitati con servizio) o che si svolga anche con la prova scritta ( abilitati senza servizio e non abilitati col servizio) il criterio della soggettività delle commissioni ha prodotto profonde iniquità. Come già ricordato anche dall’On. Ghizzoni, il caso di Ezio va evitato. Mai più situazioni come quella in cui il docente ha dovuto affrontare le prove con altri 499 colleghi per soli 7 posti.

DOPPIO TFA

Non convince nemmeno l’esigenza di predisporre un nuovo Tfa. Gli abilitati senza servizio ne hanno già svolto uno che ha valore di concorso. Fargli fare un anno di tirocinio (il terzo), sottoponendoli nuovamente a prove in itinere e ad un esame finale, equivarrebbe a replicare la sofferta e costosissima esperienza del 2013. E’ una duplicazione di un qualcosa di cui non se ne sente proprio l’esigenza. La delega è stata letta e riletta tante volte, senza mai cambiare opinione sul fatto che sia stata pensata male e scritta peggio. Oltre a tutto, licenziare una fase transitoria come quella descritta nell‘articolo 2 di schema di decreto 377 senza prima condurre un censimento esatto dei precari a cui ci si rivolge, è un autentico salto nel buio.