La scuola secondo il PD

Il mondo della scuola sta assistendo ai lavori del PD che ieri si è riunito in Direzione. L’esito della votazione, svoltasi tra frizioni e pruriti di scissione, ha visto passare con 107 voti favorevoli, 12 contrari e 5 astensioni, la mozione di Renzi per andare all’assemblea che si terrà questo fine settimana. Quella del principale outsider Bersani, che chiedeva di sostenere il governo Gentiloni fino al 2018, non è stata nemmeno messa ai voti. L’intenzione è quella di approvare un congresso entro aprile per andare al voto anticipato di giugno. Per tutti i docenti della scuola pubblica si va profilando perciò una resa dei conti bis, dopo il referendum dello scorso 4 dicembre che ha assestato un colpo durissimo alle aspettative del partito di mantenere la poltrona di Palazzo Chigi.

FALLIMENTO SULLA SCUOLA

Paradossalmente, colui che ha assestato un duro colpo alle speranze della scuola di avere una riforma degna di questo nome, ossia il prossimo dimissionario dalla segreteria del PD Matteo Renzi, adesso diventa il più forte alleato dei docenti precari e di quelli di ruolo. Ha fatto da apripista a quella corrente che sulla scuola ha riconosciuto di aver sbagliato. E così, dopo l’outing di Roberto Speranza che indicava nell’arroganza del partito di governo l’errore più grande che ha impedito di ascoltare i docenti, è stata la volta del governatore della Campania Vincenzo De Luca a dire che si, “sulla scuola noi del PD abbiamo sbagliato. E questo è ancora più vero se si pensa al peso che ha il PD al Sud: zero.” E così siamo già a 3!

EMORRAGIA DI CONSENSI

Dire che siano stati gli insegnanti con le loro proteste, gli scioperi, i ricorsi in tribunale, a provocare una spaccatura che oggi vede coesistere ben 11 correnti in seno al partito di maggioranza, appare indubbiamente eccessivo. Circa gli schieramenti contrapposti ne abbiamo trattato nell’articolo disponibile qui. L’autoreferenzialità dei membri del PD è l’unica responsabile della profonda divisione che oggi vede contrapposti i due schieramenti. Da un lato coloro che vogliono arrivare a fine legislatura; dall’altro chi vuole accelerare sul voto anticipato. Ognuno ha la verità rivelata in tasca e nel frattempo il Paese affonda tra aule che scoppiano di alunni, (quando rimangono in piedi , si intende) e classi che vedono cambiare insegnante ogni tre per due. Ma che sia nel 2017 o nel 2018, i docenti sono pronti al voto. Uomo avvisato……….

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