Precari e fase transitoria

I docenti precari auditi ieri in Senato concordano tutti sostanzialmente sulla inderogabile necessità di eliminare ogni forma di esame, proponendo l’unica alternativa valida e sensata per una corretta valutazione del loro curriculum. La proposta è quella di istituire un anno di prova avente un valore cosiddetto “concorsuale”. Non è pensabile, dati i profondi cambiamenti sociali e le falle prodotte da un concorso a matrice algoritmica, pensare di immettere in ruolo i docenti precari attraverso il classico concorso con lo scritto e l’orale. Uno ad uno sono sfilati tutti i principali movimenti dei docenti davanti ai membri del Senato, al cui vaglio ci sono i decreti legislativi attuativi della Buona Scuola.

L’ANNO RAFFORZATO

I diversi gruppi dei docenti precari suggeriscono al governo di rettificare il tiro sui decreti attuativi della 107 per la parte dedicata alla fase transitoria. Tutti concordano sulla necessità di eliminare lo sbarramento iniziale insito nelle procedure di selezione degli abilitati con servizio; che siano abilitati Pas o abilitati Tfa. Quest’ultimi un concorso lo hanno già fatto e assoggettarli ad una procedura identica rappresenta una inutile duplicazione di quanto fatto col I e il II ciclo. I 19 minuti di tempo per sviluppare una Uda sono assolutamente insufficienti. E se prova orale deve essere che questa non sia selettiva. Quanto poi ai docenti della scuola dell’infanzia e della primaria si chiede, dal momento che nel Ddl non c’è traccia alcuna di linee normative a loro dedicate, di prevedere la possibilità di una fase transitoria in cui trasferire ad un cosiddetto “anno rafforzato” la valutazione che è contenuta in un concorso classico.

RIPENSARE LA FASE TRANSITORIA

Quattro giorni ci separano adesso dalla votazione degli emendamenti proposti dai movimenti dei docenti precari. Quattro giorni di tempo per il Pd prima di approvare la delega sul piano transitorio rivolto ai docenti della II e III fascia delle graduatorie di istituto. E’ poco il tempo per riflettere sulle parole pronunciate durante le audizioni in Senato dai rappresentanti dei docenti precari. Il messaggio trasmesso alla politica è quello di non replicare la tristissima esperienza del concorso 2016. La nuova selezione rivolta ai docenti abilitati della II fascia dovrà avere caratteristiche diverse volte a valutare correttamente i titoli e il servizio dei docenti. Non si può vincere un concorso e poi rimanere precari.

NESSUNO RESTI FUORI DALLE ASSUNZIONI

E questo senza dimenticare gli idonei del 2016; essi devono avere il giusto riconoscimento del punteggio acquisito. Anche la terza fascia con servizio di almeno 36 mesi ha diritto ad un corso abilitante. Questo concetto è stato ribadito da tutti i gruppi dei precari. Consentire loro di abilitarsi e rendersi così assimilabile ai colleghi della II non solo non è impossibile, anzi: è doveroso!

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