Buona Scuola non così

Sono una mamma di un ragazzo BES, è caduto in depressione a causa della scuola.  La preside mi ha detto: “per questa motivazione non accetto la richiesta di nulla osta.”
Mio figlio frequenta la seconda media in una scuola del centro Italia. Qui ho consegnato in segreteria la certificazione dello specialista prima dell’inizio del 1° anno del ciclo scolastico, raccomandandomi di prestare attenzione alla gestione del ragazzo perché, se non adeguatamente seguito, avrebbe manifestato difficoltà comportamentali tipiche per le sue caratteristiche. Il primo anno di studi è trascorso abbastanza serenamente. Si trattava di una classe aggiuntiva nel plesso, e ci sono stati insegnanti nuovi, annuali, un corpo docenti innovativo che ha fatto della fiducia reciproca e della metacognizione gli strumenti didattici fondamentali. Al secondo anno, quello attualmente in corso, nella classe sono arrivati insegnanti per la maggior parte già di ruolo nella scuola, alcuni vicini alla pensione, di grande spessore culturale.
Il mio ragazzo ha iniziato fin da subito a manifestare problemi comportamentali.  A metà novembre aveva già ottenuto 7 note disciplinari/richiami nel registro elettronico, e altrettante nel diario personale. In quel periodo mi sono sentita dire dai professori che non avevano ancora letto la certificazione. Evidentemente non era importante.  Ad oggi ho certezza che solo un professore tra tutto il corpo docente abbia letto quel documento.
Il ragazzo giorno per giorno si è chiuso in se stesso, rifiutando di esternare i suoi dubbi e le sue emozioni, e trasformandosi poco alla volta in un a-sociale disinteressato al mondo circostante. Come genitori, e come rappresentanti dei genitori, abbiamo affrontato la situazione ponendo domande al ragazzo, alla classe ed agli insegnanti, e le risposte ottenute non ci hanno affatto soddisfatto. Il quadro che emergeva era di una classe “divisa”, in cui c’era rivalità anche tra gli stessi compagni di banco. Una classe in cui non era semplice fare lezione, in quanto i ragazzi si prendevano libertà di azione e di parola inaccettabili per una istituzione scolastica, il tutto tranquillamente davanti agli insegnanti. Secondo quanto riportato, a fare le peggiori cose, c’era sempre di mezzo mio figlio, che veniva immancabilmente (giustamente ?) sanzionato.
Siamo ricorsi ancora all’aiuto della psicologa che lo segue da anni, abbiamo cercato di intervenire con azioni correttive in famiglia, lo abbiamo stimolato con la “token economy”: tutto inutile. Dovevamo capire davvero cosa succedesse in classe, dato che il problema era tutto rinchiuso tra quelle mura, visto che il bambino a casa si era totalmente corretto da solo. Abbiamo dovuto porre domande allo sfinimento ai compagni, ascoltare di nascosto le lezioni, fare domande trabocchetto ai singoli insegnanti, prima di avere il quadro della situazione: il problema che emergeva era la gestione della classe da parte dei docenti.
In questa classe, chi otteneva voti alti era nei fatti esonerato dal mantenere un comportamento corretto verso i compagni, pertanto i “secchioni” si permettevano di strappare i diari, spezzare le matite, distruggere le gomme, ingiuriare le compagne, usare le attrezzature scolastiche per aggredire fisicamente gli altri… ma la colpa, nei fatti, la prendeva sempre mio figlio.
In questa classe, chi prendeva voti alti andava in gita scolastica, gli altri no, e quando i “secchioni” tornavano dalla gita, nessuno interveniva davanti agli sgarbi commessi nei confronti di chi, come mio figlio, era rimasto a casa.
In questa classe, se una ragazza riferiva una situazione ad un professore, questi prendeva provvedimenti “sulla fiducia”, quando si trattava di mio figlio, senza accertarsi dei fatti e senza preoccuparsi se i fatti fossero extrascolastici.
In questa classe, un professore era sinceramente convinto che per stimolare i ragazzi a fare del loro meglio fosse necessario usare espressioni come “siete la peggior classe che mi sia mai capitata”, “la sola vostra prospettiva futura è fare gli spazzini”, “a casa fai i compiti sotto dettatura, infatti a scuola sbagli tutto”, e che abbassare i voti per comportamento meno che ineccepibile fosse una azione dovuta, del tutto indipendente con la motivazione ad apprendere.
In questa classe, un professore ha consigliato alla mamma di una dodicenne timida di lasciarla da sola con una amichetta nel centro della città vicina, per renderla più indipendente.
In questa classe, il primo della classe ha fatto propaganda politica per il referendum costituzionale durante la lezione di religione e di geografia, gli insegnanti dicono che non si sono accorti di nulla, ed il collegio docenti ha impedito alla rappresentante dei genitori di esprimere il proprio punto di vista sulla questione perché è “solo una mamma” e quindi non può entrare in certi discorsi.
In questa classe, ad una ragazzina piegata a metà dai dolori, è stato negato di chiamare a casa “perché fai così solo per non essere interrogata”: il giorno dopo era al pronto soccorso.
In questa classe, una mamma per poter portare il figlio ad altra scuola ha dovuto mentire alla preside sulle motivazioni della scelta.
In questa classe, a chiedere il nulla osta per passaggio ad altra scuola dovuto ad “alterazione psicofisica”, ci si sente rispondere che è la preside a decidere se concedere o meno il documento, e che le difficoltà relazionali con i docenti non sono una motivazione accettata.
E’ questa la Buona Scuola? E’ questo il potere del preside dato dalla 107?
La preside ha detto che non firmerà quel documento prima dei 5 giorni che la legge le permette di tempo per firmare i documenti amministrativi, quindi oggi mio figlio può scegliere:  perdere 5 giorni di scuola per non rivedere i professori che lo hanno reso capro espiatorio, aizzando i suoi comportamenti inaccettabili, oppure andare ancora a scuola, davanti a quei professori che la preside ritiene i migliori sulla piazza, e che oggi si sentiranno offesi dalla sfacciataggine della famiglia di decidere di spostare il ragazzo in lidi più confacenti alle sue necessità.
Per 5 giorni, mio figlio non sarà più un ragazzo di 12 anni, metà adulto e metà bambino, come ogni pre-adolescente, ma sarà un “atto amministrativo da evadere”. Perché lei non accetta la motivazione della richiesta.
Per far star bene mio figlio, avrei dovuto insegnargli a mentire.