Ultime notizie scuola, mercoledì 22 febbraio 2017: sta meglio la docente di Treviso colpita dalla meningite
Ultime notizie scuola, mercoledì 22 febbraio 2017: sta meglio la docente di Treviso colpita dalla meningite

Tutto è bene quel che finisce bene. L’insegnante dell’Istituto Superiore ‘Rosselli’ di Castelfranco Veneto, colpita nei giorni scorsi dalla meningite, sta meglio: dopo cinque giorni di coma farmacologico in seguito al contagio del terribile meningococco di tipo C, la docente 43enne si è risvegliata ed ora le sue condizioni di salute sono in via di miglioramento.
L’insegnante ha concesso una breve intervista al quotidiano ‘Il Corriere della Sera’, all’interno della quale ha raccontato quei momenti tremendi in cui ha temuto di morire.

Ultime notizie scuola, mercoledì 22 febbraio 2017: sta meglio la docente di Treviso colpita dalla meningite

‘Quando sono entrata in ospedale ero terrorizzata – ha spiegato la docente – Mi sono salvata perché mi sono accorta in tempo che il mio corpo si comportava in modo strano. Le ultime cose che ricordo sono io che urlavo, che imploravo che mi salvassero, che non mi facessero morire’.
‘Nessun tunnel, nessuna luce, nulla di nulla – ha dichiarato l’insegnante trevigiana in merito a quei cinque giorni trascorsi in coma. ‘Le prime sensazioni che ho provato, dopo il risveglio, sono state di confusione: vedevo colori vari, non mi ricordavo neppure di essere svenuta. Avevo le visioni, mi pareva di vedere gli occhi di mio fratello viola pastello e fiorellini sulla mia pelle al posto delle lentiggini. Sentivo un gran dolore alla gola perché ero stata intubata. Saranno stati i medicinali. Poi sono scomparsi gli effetti. Sono stata fortunata, ma non abbiamo ancora capito da dove sia esplosa la malattia.

L’insegnante colpita dalla meningite: ‘Non vedo l’ora di tornare in classe’

‘Un consiglio a chi mi chiede come ho fatto a sopravvivere alla meningite? Avere cura del proprio corpo, starsi ad ascoltare, non temere di avere paura. E in caso di segnali forti meglio pagare un ticket in più in pronto soccorso che rischiare di morire.’
Ora potrà spiegare ai propri studenti cos’è accaduto: ‘Ad essere sincera, ho già scritto loro alcune email, in molti mi hanno cercato. Ho sentito anche il preside. Sono commossa dalla loro vicinanza, ringrazio tutti e non vedo l’ora di star meglio per tornare in classe. Così magari potrò dar loro dei consigli anche su come affrontare la malattia, non solo su come studiare’.