Studenti scattano selfie sul luogo del delitto: sconcerto a Napoli
Studenti scattano selfie sul luogo del delitto: sconcerto a Napoli

All’uscita da scuola, come tutti gli studenti, zaino sulle spalle e smartphone in mano per rispondere ai messaggini e scattare selfie, un gruppo di teenagers passa davanti al luogo in cui è avvenuto un delitto: un diciottenne ammazzato a colpi di pistola, infatti, era stato trovato sepolto proprio lì qualche giorno prima. Con estrema freddezza e senza alcun cenno di coinvolgimento emotivo, o rispetto per il corpo di un loro coetaneo morto in modo così atroce, il gruppetto si fa le foto sul posto da inviare agli amici. Sconvolgente, per alcuni; per altri invece, ormai avvezzi a questo genere di cose, quel che è accaduto fuori da una scuola a San Giovanni a Teduccio, alla periferia di Napoli, è assolutamente normale.

I “selfie” scattati davanti al luogo del delitto finiscono sul web

Marco Sales, il reporter che ha ripreso la scena, racconta sconvolto: “I ragazzi lo sapevano cosa era successo in quel luogo. Ho sentito chiaramente uno di loro dire “ora lo fotografo e lo mando a mia madre”. La vittima, Vincenzo Amendola, era un giovane incensurato sparito il 5 febbraio, tanto è vero che la famiglia si era rivolta a “Chi l’ha Visto”, nota trasmissione televisiva. Purtroppo, era stato ritrovato sepolto sotto terra – con uno o due colpi di pistola in testa – dopo circa due settimane di ricerche, proprio in quel campo vicino al parco pubblico intitolato a Massimo Troisi, e agli istituti scolastici. Il movente, secondo gli inquirenti, pare sia passionale; non si esclude però che possa trattarsi anche di una “punizione” della camorra.
Intanto, mentre prosegue l’inchiesta, i “selfie” scattati dal gruppetto di studenti davanti alla buca fanno anche il giro dei social. Interpellato da un noto quotidiano, Gianluca Guida – direttore del carcere minorile di Nisida – ha espresso il suo pensiero: “Certi ragazzi sono sempre più estraniati dalle emozioni. Per noi adulti quel luogo rappresenta un delitto, una giovane vita spezzata: guardandola ci commuoviamo, forse ci indigniamo e proviamo rabbia ma sempre con rispetto verso chi ormai è scomparso. L’unico mezzo, invece, usato dalle nuove generazioni per entrare in relazione con i fatti è il mondo virtuale. Si impossessano di un luogo o un evento, ma senza provare alcuna emozione: una grande difficoltà di entrare in empatia, con le persone e con gli eventi, che dovrebbe rappresentare un serio campanello d’allarme”.

Le nuove generazioni incapaci di separarsi dal cellulare

Sono sempre più frequenti questi episodi, purtroppo: il cellulare per i giovani di oggi, dal quale non si separano neanche quando vanno a scuola, è un mezzo per “tenere la distanza” dai fatti, per immagazzinarli in un mondo virtuale lontano dalla realtà. Che siano belli o brutti, vengono raggruppati lì e poi dimenticati. Solo quando una tragedia tocca da vicino e scuote per davvero, la nuova generazione dei selfie, che lo voglia o no, è costretta a ritornare nel mondo reale.