Bocciato si o no - Spesso una bocciatura piò servire
Bocciato si o no - Spesso una bocciatura piò servire

Il cellulare costoso, il motorino all’ultimo grido o il tablet più potente potrebbero venire negati a nostro figliolo se quest’ultimo verrà bocciato. Una brutta grana, questa, per molti genitori e per i tanti figli/studenti che si impegnano a scuola, purtroppo, solo negli ultimi due mesi di scuola. Il motivo? Non dover rinunciare ai loro luccicanti oggetti multimediali tanto desiderati. Uno schiaffo in faccia alla cultura che si tramuta, sovente, in una carezza (spesso costosa) al progresso tecnologico che qualcuno chiama, con senso ottimistico, ‘consumismo’.

Bocciato si o no: gli insegnamenti di don Lorenzo Milani hanno senso in questa società?

In ‘lettera a una professoressa’ don Lorenzo Milani scriveva: “La scuola che boccia è come l’ospedale che respinge i malati e cura i sani”. Frase celebre che oggi diventa il manifesto appeso alla parete dietro le spalle di molti Dirigenti Scolastici, oltre all’immagine onnipresente del nostro Presidente Sergio Mattarella. A tal proposito, anche il Dirigente Scolastico, Daniela Lo Verde, la quale dirige l’Istituto Comprensivo ‘Falcone’ di Palermo (nel quartiere ZEN del capoluogo siciliano), rincara la dose degli ottimisti scolastici, dichiarando: “Se un bambino non ha raggiunto gli obiettivi minimi, significa che qualcosa non ha funzionato. E non credo che le colpe siano sue e non sempre le famiglie sono in grado di collaborare. E’ un lavoro che va fatto a scuola”.
Fermo restando le competenze di don Milani e le osservazioni sul campo e in prima linea di un Preside che dirige una scuola in un quartiere ‘difficile’ di Palermo, certe volte la bocciatura può servire a far maturare l’alunno. Vediamo perché.

Bocciata a otto anni dalla maestra, oggi pensa alle motivazioni della mamma: ‘Non eri matura’

A sostenere questa tesi è l’autrice di uno splendido articolo pubblicato quest’oggi sulla nota rivista ‘Famiglia Cristiana’. Franca Zambonini, l’autrice in oggetto, delinea con saggezza la sua esperienza personale di bambina bocciata in terza elementare. A bocciarla fu proprio la sua mamma che allora era anche la sua insegnante. Negli anni avvenire quella bambina rinfacciava spesso alla madre la propria bocciatura e la stessa le rispondeva costantemente: “Non eri matura”. Ebbene, secondo la Zambonini oggi deve molto a quella maestra e mamma, giudicata allora troppo severa ma valutata oggi come colei che l’ha aiutata ad affrontare l’Università di Roma e la facoltà di Lettere, con i suoi celebri professori titolati e ‘campioni del rigore’, anche dal punto di vista linguistico. Ecco cosa voleva dire Franca Zambonini: le bocciature, nella vita, possono servire. Eccome!

Potrebbe interessarti:  Concorso straordinario: posti "rubati" agli abilitati di SFP

Bocciato si o no: la scuola è diventata un’azienda e per questo motivo non si boccia più

Purtroppo, oggi, la realtà ci presenta un’altra verità: la scuola si è sempre più ‘industrializzata’, ovvero è divenuta un’azienda con i suoi bisogni e le sue dinamiche che poco hanno a che fare con la formazione e con l’educazione degli alunni. Questi ultimi sono divenuti i prodotti di un ciclo industriale e gli insegnanti sono solo dei lavoratori, a volte senza anima e senza autostima. Le bocciature sono sempre meno e gli ignoranti crescono di anno in anno, il tutto per garantire solo gli organici e per evitare che vengano persi ogni anno posti di lavoro.
Le industrie, purtroppo, se lanciano sul mercato un prodotto che non ‘funziona’ rischiano di chiudere in breve tempo, perdendo di colpo i loro introiti, ma per la scuola non è così. Tutti gli anelli di questa catena si sono oramai divelti: i Dirigenti Scolastici pensano solo alla loro reputazione e alle loro premialità, gli insegnanti guardano solo al loro posto di lavoro e ai loro bonus che nulla hanno a che fare con la formazione e l’educazione degli alunni, le famiglie si sentono ledere i diritti dei loro figli e questi ultimi pensano solo ai loro oggetti costosi da poter ricevere solo dopo la loro promozione, sempre meno meritata, in nome del progresso e del ‘prestigio’ dell’Istituto scolastico di turno. Rimettiamo tutto al proprio posto e guardiamo soprattutto al bene degli alunni, alla loro maturità e al loro futuro.