Suicidio della studentessa 16enne investita dal treno a Cesate
Suicidio della studentessa 16enne investita dal treno a Cesate

La ragazzina avrebbe dovuto essere a scuola, a quell’ora, invece si è gettata sotto un treno in corsa: un suicidio. Secondo le prime ricostruzioni degli agenti della Polfer, prima di suicidarsi ha scritto una lettera e l’ha lasciata sulla banchina della stazione di Cesate, a circa 18 chilometri dal centro della città di Milano. Il convoglio era partito da Cadorna e diretto a Novara Nord. Il dramma si è consumato nel giro di pochi istanti: erano le 9.15 quando la 16enne, dopo aver atteso l’arrivo del treno sul binario 1, si sarebbe lanciata sotto il treno di passaggio in quel momento.

Prima di commettere il suicidio, ha lasciato una lettera sulla banchina

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, un’auto medica e un’ambulanza: inutili purtroppo i soccorsi, la giovane è morta sul colpo; presenti anche gli agenti della polizia ferroviaria, che hanno ritrovato la lettera d’addio della ragazza lasciata sulla banchina. Una riflessione su questo ennesimo suicidio è d’obbligo.
Abbiamo perso ormai il conto di quanti giovanissimi si siano tolti la vita, negli ultimi mesi: cosa succede ai nostri ragazzi? E di chi è la colpa? Della scuola, forse, che non riesce più a “educare” oltre che istruire? Oppure è delle madri e dei padri che, oltre ai problemi della crisi, il pensiero dei mutui non pagati, delle bollette in sospeso e i problemi quotidiani sempre più soffocanti, non riescono a distogliere lo sguardo dallo smartphone, dai messaggi di whatsapp, dalle notifiche di Facebook per fissarlo negli occhi dei loro figli?

Suicidi in aumento tra i giovani: siamo tutti responsabili?

Secondo una recente indagine, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani sotto i 20 anni. E nel nostro paese il 12% dei quattromila decessi all’anno causati da questo gesto estremo riguardano proprio i giovanissimi: in poche parole, si tolgono la vita quasi 500 ragazzi ogni anno.
Tante le motivazioni, ma in gran parte dei casi ci sono dei campanelli di allarme che la scuola e l’ambiente familiare non dovrebbero mai sottovalutare: comportamenti autolesivi (come ferirsi), drastico calo del rendimento scolastico, bruschi cambi di umore, reazioni eccessive ed estrema irritabilità, ad esempio. Forse, per molti genitori, è ora di smettere di essere “amici” dei loro figli, oltre che di tenere lo sguardo fisso sul cellulare.