Basta con i contributi volontari alle famiglie. Il Miur precisa le modalità
Basta con i contributi volontari alle famiglie. Il Miur precisa le modalità

I contributi volontari che ogni anno le famiglie versano alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sono consentiti solo per l’ampliamento e l’arricchimento dell’offerta formativa degli studenti. Il ministero precisa, infatti, che tali somme non possono essere utilizzate dalla scuola per il loro funzionamento ordinario. Se fosse realmente così, la direzione scolastica incorrerebbe in un grave illecito amministrativo. Tutto questo lo ha stabilirlo il Ministero della Pubblica Istruzione dopo le polemiche sorte nei mesi passati e negli anni precedenti da parte di molti genitori a cui sono state richieste, sotto forma di contributo volontario, somme di denaro non dovute.

Contributi volontari: ‘Ma quale volontarietà? A volte i contributi sono delle vere e proprie rette annuali mascherate’

Da quello che si legge sull’edizione di ieri, 27 febbraio 2017, sulle pagine del noto quotidiano Latina Oggi, una fonte ben informata e vicina al Miur, anticipa il contenuto di una nota: “In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie”. Tale principio è ampiamente sancito dalla Costituzione. A quanto pare i contributi elargiti ogni anno dalle famiglie alle scuole, sotto forma di contributi volontari, sono del tutto illeciti. Alcune scuole, nonostante siano note le disposizioni anzidette, continuano a richiedere agli studenti e alle loro famiglie somme di denaro, chiamandole impropriamente ancora ‘contributi volontari’.
Gli unici contributi che i genitori devono versare alle scuole e che possiedono carattere di obbligatorietà possono così riassumersi: per la copertura assicurativa del proprio figlio; per il libretto delle giustificazioni; per i viaggi d’istruzione; per le visite guidate, comprensivi del costo per l’ingresso ai musei.

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I contributi volontari vanno richiesti solo per l’arricchimento dell’offerta formativa degli studenti

Eventuali ulteriori contributi – precisa la nota – possono chiedersi ai genitori solo per l’arricchimento dell’offerta formativa e culturale degli alunni, ma solo ed esclusivamente su base volontaria. Di certo, dice il ministero, il contributo non è finalizzato al funzionamento ordinario dell’istituzione. In poche parole: ‘le scuole, se vogliono quei i soldi, devono andare a prenderli altrove’. A tal proposito nella nota ministeriale si legge: “Sono stati previsti altri mezzi per reperire ulteriori risorse attraverso forme di autofinanziamento, come ad esempio l’alienazione di beni e forniture di servizi prodotti dall’istituzione scolastica e contratti di sponsorizzazioni”.
Un esempio concreto di questi sistemi alternativi alle classiche richieste di denaro, potrebbe essere quello della locazione delle palestre a terzi, a condizione che le istituzioni possano mantenere, con gli introiti ottenuti, il funzionamento ordinario della scuola.

Basta con i contributi volontari, le famiglie: “Siamo al collasso”. In forte calo la partecipazione degli studenti alle gite a lungo raggio

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Per la verità, da quello che perviene dalle tante segnalazioni dei nostri lettori (quasi tutti docenti o facenti parte del personale ATA), quest’anno molte famiglie sono letteralmente ‘al collasso’ e per tale ragione rinunceranno a far partecipare i propri figli alle gite scolastiche (superiori ai tre giorni), programmate già a partire dall’inizio dell’anno scolastico dai docenti, in seno ai CdC.
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