Il diritto all'inserimento in Gae dei diplomati magistrali ante 2001/2002

I diplomati magistrali che sono riusciti ad entrare in Gae, secondo un articolo de Il Sole 24ore pubblicato nella sezione scuola, sarebbero talmente tanti che ad oggi queste graduatorie conterebbero 80mila iscritti. Chi ha redatto l’articolo ignora completamente la realtà dei fatti, a partire da quella famosa sentenza passata in giudicato del CDS del 2015 che di fatto sancì ufficialmente il valore abilitante del diploma magistrale conseguito prima del 2001/2002, determinando in tal modo il diritto ad essere inseriti in Gae, senza nessun obbligo di dover affrontare le Siss, cui peraltro fu conferito “valore concorsuale” un anno dopo la loro istituzione (2001 n.d.r.), poi soppresse nel 2006. Sempre stando ai numeri scritti nell’articolo, sarebbe di 30mila diplomati magistrali il numero dei nuovi iscritti alle Gae.

UN CONTENZIOSO INFINITO

Quanto descritto nell’articolo non può corrispondere al vero in quanto il contenzioso è ancora in pieno svolgimento. Tutto nacque dal decreto di aggiornamento triennale delle Gae numero 235/2014 che escludeva i diplomati magistrale dall’inserimento in questione. Molto più probabilmente, forse, quel numero comprende tutti i ricorrenti che sono giunti negli anni a venire. Parliamo del 2015 (decreto 325) e 2016 (decreto 495). Quanti di quelli che impugnarono il 235/2014 non ci sono dati certi sul numero di chi ha ottenuto una sentenza di merito favorevole, l’unica che mette la parola fine alla vicenda. Altra inesattezza contenuta nell’articolo è quando parla di Tar al plurale, facendo intendere che si può ricorrere al tribunale della propria regione: falso. Il ricorso avverso un decreto del Miur è proponibile esclusivamente al Tar Lazio entro 60.gg. Dalla sua pubblicazione infatti.

DIRITTI LEGITTIMI

E’ storia recente l’ondata di rigetti avvenuti con sentenze in forma semplificata che contestano la mancata impugnazione del d.m.235 e la competenza a giudicare che, secondo i giudici del tribunale amministrativo regionale, ricadrebbe sui tribunali ordinari in virtù di quanto sentenziato dalla Cassazione. Non si accenna minimamente a quanto dovrà decidere il Consiglio di Stato in Assemblea Plenaria in fase di merito il prossimo mese di aprile. Descrivere la realtà dei fatti in maniera diversa da questa è distorsivo e defatigatorio. L’opinione pubblica ha il diritto di venire a conoscenza della reale portata dei fatti senza tagli personali ad articoli di sorta.

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