Ultime notizie scuola, mercoledì 1 marzo 2017: Valeria Fedeli 'Chi educa faccia attenzione al linguaggio'

La ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, è intervenuta sulla questione relativa alle proteste e alle critiche durissime di cui è stata oggetto la riforma Buona Scuola. ‘E’ incredibile che qualunque ministro o ministra sia passato abbia dovuto subire le cose più pesanti dal punto di vista degli attacchi non di merito, ma di modello di rappresentazione pubblica’ ha dichiarato il numero uno del Miur.

Ultime notizie scuola, mercoledì 1 marzo 2017: Valeria Fedeli ‘Chi educa faccia attenzione al linguaggio’

Valeria Fedeli ha sottolineato soprattutto l’uso di un linguaggio, secondo lei, non appropriato. ‘Qual è l’insegnamento che diamo? Non si può dire che sono state deportate le persone, non si può usare la parola ‘sceriffo’. Si può non essere d’accordo sulla scelta in cui si è superato il precariato, è legittimo’ ma secondo la responsabile dell’istruzione in Italia bisogna fare attenzione al linguaggio che si usa.
‘Ho trovato terribile non tanto che ci fossero delle posizioni differenti – ha proseguito la Fedeli durante la presentazione del volume ‘Far crescere la persona. La scuola di fronte al mondo che cambia – mi ha colpito che il linguaggio utilizzato per contrastare legittimamente opinioni differenti dentro il mondo della scuola su alcune innovazioni fosse un linguaggio non degno di chi educa, di chi rappresenta la scuola’.

Valeria Fedeli: ‘Entro la prima decade di marzo, pareri sui decreti attuativi Buona Scuola’

In merito all’attuale situazione relativa all’iter parlamentare delle deleghe previste dalla legge 107, la ministra Fedeli ha sottolineato come i testi siano ancora presso le Commissioni parlamentari. ‘Le audizioni alla Camera mi risultano terminate, stanno terminando anche quelle al Senato. Credo che entro la prima decina di marzo ci daranno i pareri.’
Alla domanda relativa alla possibile influenza del caos interno al Partito Democratico sull’iter dei decreti attuativi della legge 107, la numero uno del Miur ha risposto in modo lapidario: ‘Assolutamente no. C’è la qualità del dibattito’.
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