Depennati vanno reinseriti

I docenti depennati dalle Gae per non aver prodotto la domanda di aggiornamento triennale hanno ottenuto, come scrive il portale Orizzonte Scuola al riguardo di un ricorso promosso da Anief, di potersi reinserire nelle graduatorie. A decretarlo è stata la Cassazione con una decisione che si aggiunge a quanto analogamente detto dal Consiglio di Stato proprio di recente (ordinanza n. 587-2017 del 13 febbraio 2017) documentata sul portale diritto scolastico.it. I docenti che erano dunque stati depennati ingiustamente potranno nuovamente essere reinseriti in Gae.

DEPENNAMENTO ILLEGITTIMO

Una norma di rango secondario, quale quella del decreto del Miur sui decreti di aggiornamento periodici delle Gae, non può confliggere con una norma di rango primario. La Cassazione ha ritenuto infatti che l’amministrazione non si può arrogare il diritto di interpretare la normativa intervenuta successivamente in forma restrittiva e lesiva dei diritti dei docenti che chiedevano di essere reinseriti. Col depennamento dei docenti l’amministrazione ha violato la normativa di riferimento (art.1, comma 1bis, Legge 143/2004).

NESSUN AUTOMATISMO DA MANCATA DOMANDA

La trasformazione delle Graduatorie Permanenti in Graduatorie ad Esaurimento non può provocare come effetto secondario la cancellazione per non aver rinnovato la domanda di aggiornamento o la conferma del punteggio. Questo è quanto dice la Cassazione che ha giudicato illegittimo depennare i docenti. Il Consiglio di Stato, nell’ordinanza 587 del 13 febbraio scorso, scrive che non ci sono motivi validi per depennare i docenti come nella normativa delineata dalla legge 241/90. In quel caso non era stato possibile effettuare il rinnovo per la mancanza del form apposito.

ALTRI DUE PRECEDENTI

La tesi portata avanti dai legali che hanno patrocinato questi ricorsi è stata quella per cui il diritto al rinnovo della domanda di aggiornamento può essere esercitato in qualsiasi momento. Merita menzione anche il fatto che la giustizia amministrativa aveva prodotto altri due riferimenti. Si veda al riguardo la sentenza del Consiglio di Stato n.14 luglio 2014, n. 3658 e l’ordinanza n. 7836/2014 del Tar Lazio.