Diplomati magistrali in attesa della Plenaria

Bisogna fare una premessa: ci sono diplomati magistrali preparatissimi, che hanno vinto un concorso, che hanno un percorso di laurea o che si sono formati sul campo di battaglia per anni e anni con amore e passione per il proprio lavoro e per i propri discenti. Non tutti però, non tutti.
Vista la carenza del personale docente al nord, soprattutto su infanzia e primaria, molti si sono improvvisati docenti negli ultimi anni, e non esageriamo quando diciamo che muratori ed antennisti hanno cacciato dal loro magico cassetto il diploma magistrale preso (ad essere buoni) almeno 20 anni fa e si sono fiondati su una cattedra ad insegnare ai bambini della primaria.
Ma insegnare cosa? Queste persone (che sapranno sicuramente fare bene il loro lavoro che rispettiamo) avranno ancora conoscenza approfondita della grammatica, sapranno insegnare (e fare) l’analisi logica di una frase? Sapranno spiegare le frazioni equivalenti o le relazioni tra gli insiemi? Si ricordano come si fa una divisione a tre cifre? Le basi del calcolo numerico, le fondamenta dei processi di lettura e scrittura si forgiano proprio alle elementari, quel bagaglio di conoscenze e competenze fondamentale per tutto il percorso di vita futura.
Ricordiamo, a scanso di equivoci, che i diplomati magistrale hanno avuto diverse possibilità di entrare in ruolo, dopo il ’99 ci sono stati i percorsi di scienze della formazione primaria quadriennale che immettevano direttamente in ruolo dopo aver conseguito il titolo (comprensivo anche di specializzazione sul sostegno). Oltre a questi percorsi c’è stato il concorso del 2012 e quello del 2016 (purtroppo in alcune regioni ancora in fase di svolgimento).
Forse troppo spesso gli alunni vengono messi da parte, pensando solo ed esclusivamente all’insegnamento come un lavoro come tanti. Questi docenti dovranno formare le generazioni future, la qualità non va sottovalutata, almeno una selezione per un diplomato magistrale che non ne ha mai avuta una è d’obbligo.