Vulnerabilità sismica degli edifici scolastici: cosa dice la normativa
Vulnerabilità sismica degli edifici scolastici: cosa dice la normativa

Vulnerabilità sismica – Tenuto conto che il ricco patrimonio immobiliare scolastico, oggi, è in larghissima misura di proprietà dei Comuni, delle Province e delle Regioni, le statistiche parlano di verifiche e di indagini ancora non condotte. Il problema risiede certamente nella mancanza di fondi economici da corrispondere in qualità di parcelle ai tecnici e alle società che conducono gli accertamenti, spesso facendo uso di apparecchiature costose.

L’attuale normativa sulla vulnerabilità degli edifici scolastici non impone di effettuare gli interventi agli immobili ritenuti a rischio

La normativa, peraltro, impone a tutti i proprietari (pubblici e privati) di effettuare le indagini in quegli edifici ritenuti ‘strategici’, a prescindere dalla zona sismica in cui gli stessi ricadono. La medesima norma, paradossalmente, non obbliga tali proprietari ad effettuare, nell’immediatezza, i necessari interventi scaturenti dai risultati ottenuti.
Tale anomalia in effetti dovrebbe farci riflettere. Noi, infatti, ci chiediamo: se da una verifica si riscontrasse un rischio sismico all’edificio scolastico, cosa comporterebbe questo in termini di sicurezza per gli studenti, i professori e tutto il personale della scuola? A quanto pare, il proprietario dell’edificio dovrebbe, una volta verificata la vulnerabilità sismica dell’immobile, predisporre un documento in cui verranno illustrati e programmati eventuali interventi da effettuare, entro un determinato lasso di tempo (quasi sempre non rispettato).

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La normativa antisismica deve prevedere l’obbligatorietà ad eseguire gli interventi per eliminare i rischi sulla sismicità degli edifici scolastici

Secondo chi scrive invece, la normativa vigente dovrebbe imporre, così come per le verifiche di vulnerabilità, anche gli interventi conseguenti a tali indagini. Una volta appurati i rischi presenti nelle diverse strutture edilizie, non si può far finta di nulla, infischiandosene di come eliminare tutti i rischi presenti ed aspettando con le dita incrociate che, dopo il prossimo evento sismico, le auspicabili conseguenze siano minime o prossime allo zero.
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