La Fase Transitoria come atto di giustizia

Appena le Commissioni riunite del Parlamento esprimevano il loro parere favorevole alla fase transitoria per l’immissione in ruolo dei docenti precari abilitati, la stampa nazionale titolava con inusitata enfasi “approvata sanatoria per 80mila precari”. Un titolo ad effetto per assicurarsi una buona fetta di vendite di copie sicuramente, in quanto non è affatto una sanatoria quanto dovrà approvare il Parlamento tra poco meno di un mese. La fase transitoria è solo un atto dovuto verso chi ha garantito il buon funzionamento della scuola in questi ultimi anni. Chiamarla sanatoria è improprio ed ingiusto, per non dire un insulto, nei confronti di chi ha fatto con abnegazione il proprio dovere.

QUEI NUMERI CHE NON TORNANO

Guardando ai numeri notiamo anche un’altra incongruenza allorquando si parla di 80mila precari. Un dato facilmente smentibile alla luce di quanto scritto in un post su facebook dal sottosegretario del Miur Vito De Filippo. Ad oggi, gli abilitati iscritti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto sono circa 62.500, comprendendo in questo dato tanto quelli che non hanno superato il concorso 2016 quanto quelli che non lo hanno affrontato. Oltre a loro hanno svolto supplenza anche i docenti della III fascia. Questo dato si evince dal numero totale di supplenze svolte nel corso di quest’anno. Si parla di oltre 100mila cattedre assegnate a supplenza, sia sui posti in OD che in OF. Il buon andamento dell’anno scolastico è dunque merito e vanto per questi docenti precari che presto potranno essere inseriti nelle graduatorie di merito regionali dopo aver affrontato la prova orale didattico-metodologica a cui è stato dato un peso percentuale del 40% rispetto al totale dei titoli e del servizio svolto.

SOLO PROVA ORALE ANCHE PER LA III FASCIA CON SERVIZIO

Dopo aver dato a Cesare quel che è di Cesare, sostituendo il termine sanatoria con giustizia per i docenti precari, emerge l’altra questione dei docenti non abilitati con il servizio di almeno 36 mesi. Molti di loro hanno all’attivo anche dieci anni di esperienza, svolgendo lo stesso lavoro dei colleghi della II fascia. Parliamo di un contingente di circa 10mila precari non abilitati ai quali ben potrebbe essere evitato di sostenere il concorso come contenuto nella delega 377. Non si vede perché debbano sostenere una prova scritta e una prova orale e avere alla fine solo un anno di sconto sul tirocinio previsto nel FIT. Il governo rifletta attentamente sulla loro questione, in virtù di quanto descritto poc’anzi circa il buon funzionamento della scuola. E se proprio non si potesse ridurre ad un solo anno il tirocinio (anno di prova) si prenda in esame la possibilità di approvare un corso abilitante con modalità diverse rispetto al passato. Chi scrive ha pronta una bozza di proposta da poter prendere in esame. Basta un cenno e la buona volontà per assicurare alle scuole dei veri professionisti dell’insegnamento.

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