Nella e-news di Matteo Renzi del 21/3, lo stesso spiega il suo concetto di democrazia
Nella e-news di Matteo Renzi del 21/3, lo stesso spiega il suo concetto di democrazia

Il suo accalorato ringraziamento inizia con queste frasi: “Vorrei ringraziare le donne e gli uomini che stanno invece discutendo e poi votando al congresso del PD. Tanta fatica, lo sappiamo. Quante polemiche sulle regole. Quanti scontri in direzione, in assemblea. Ma adesso ci sono seimila circoli fatti da persone in carne e ossa che stanno discutendo e poi votano: Emiliano, Orlando, Renzi. Discutono e poi scelgono“. Per Matteo Renzi la democrazia è l’anima della politica, la stessa anima che manca a tutti gli altri leader che fanno parte, in qualità di leader, dell’ampio ventaglio di movimenti e partiti politici nazionali pronti a fronteggiare il Partito politico che ha avuto l’onore di guidare fino a poco tempo fa, con tanta ed ostinata democrazia.

Il contenuto della e-news di Matteo Renzi: un po’ di retorica non guasta, ma la sua democrazia è al centro di tutto

Alcune frasi pubblicate oggi attraverso la sua puntuale news telematica denotano ottimismo e fiducia nelle sue forze, soprattutto contro i suoi due più importanti competitor alla prossima guida del Partito Democratico. “Noi pratichiamo la democrazia” dice Matteo Renzi, una frase che riecheggia da tempo nei suoi interventi e che adesso tuona come un monito nei confronti di altri personaggi che oggi guidano, con autorità e non con autorevolezza, movimenti e correnti politici con in mano solo degli inutili ‘bastoni di comando’.

Noi democratici non facciamo come il movimento di Beppe Grillo, qui conta solo la democrazia

Il riferimento è circostanziato. Nella sua e-news stila un elenco cronologico con un ragionamento di chiara ‘matrice’ pentastellata e cioè:

  1. Grillo fa un post e invita a votare per scegliere il candidato sindaco dei Cinque Stelle.
  2. Gli attivisti cinque stelle votano liberamente.
  3. Se il candidato eletto liberamente piace a Grillo, è IL candidato.
  4. Se il candidato eletto liberamente non piace a Grillo, ahi ahi signora Longari: il candidato stesso non è candidato, perché viene espulso o costretto a dimettersi. Sulla base della parola di Beppe: “Fidatevi di me”. Genova insegna. Ma in passato anche Milano, Monza e potremmo citare altri casi.
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Certo, ma Beppe Grillo potrebbe replicargli un altro ragionamento: a proposito di democrazia, se consideriamo le mire espansionistiche di Matteo Renzi dal 22 febbraio 2014 (giorno in cui scalza il suo compagno di partito con la frase ‘Stai sereno…’) al 4 dicembre 2016 (giorno della sua debacle), probabilmente anche il più distratto degli esperti commentatori politici, potrebbe obiettargli che quelle qualità democratiche, tanto ostentate dall’ex segretario PD nella sua e-news odierna, purtroppo non gli sono appartenute (per esempio a proposito della Buona Scuola e del Jobs Act), almeno fino al 4 dicembre 2016. Poi, direbbe Grillo, da quella triste giornata in poi, Matteo Renzi finalmente scese nuovamente in terra e si fece nuovamente uomo! Anzi… democratico.

Di nuovo leader di partito e premier: questo l’obiettivo di Matteo Renzi

Nella sua lettera settimanale non si dimentica certamente di augurare un affettuoso in bocca al lupo ai suoi agguerriti avversari di partito alla corsa per la segreteria del PD, Michele Emiliano e Andrea Orlando. Poi va al sodo ed entra nel dibattito e nelle questioni prettamente politiche, ovvero il doppio incarico: leader e segretario del PD. Renzi spiega: “Uno degli argomenti più discussi durante il congresso del Pd è se sia giusto che il leader del partito sia anche il candidato premier, previsione statutaria del Pd ma anche consuetudine di tutti gli altri Paesi Europei. Bene. Domenica scorsa Martin Schulz è stato eletto leader dei socialdemocratici tedeschi con l’obiettivo di contendere la leadership alla Merkel, che è a sua volta capo della Cdu”.
Questa volta, insomma, Matto Renzi sarebbe proprio intenzionato ad entrare dalla porta principale del gota della politica, così da ‘doppiare’, o qualcuno direbbe bissare, i due incarichi che ha svolto, con tante polemiche e ostracismi, fino a pochi mesi fa; il tutto con la legittimazione di un voto democratico e popolare. Questa volta però la partita è durissima. Oramai la sua ‘rottamazione‘, forse, è divenuta un po dèmodè.
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