Elena Centemero: 'La figura dell'insegnante ha perso prestigio sociale'

Avrete senz’altro letto la notizia riguardante il rapporto degli esperti dell’Ocse, in merito a quelli che sono stati definiti come ‘Persistenti squilibri di genere nella professione di insegnante.’
Perché la professione dell’insegnante, che in molti stati di tutti i continenti è a predominanza femminile, adesso sembra che lo stia diventando un po’ troppo, secondo gli esperti dell’Ocse. La femminilizzazione dell’insegnamento è, infatti, in continua ascesa e siamo ormai al 68 per cento nelle scuole dei paesi presi in considerazione.

Elena Centemero: ‘La figura dell’insegnante ha perso prestigio sociale’

Ne ha parlato l’onorevole Elena Centemero, tra l’altro, presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d’Europa. ‘La femminilizzazione della classe insegnante evidenziata dai dati diffusi in questi giorni dall’Ocse nel rapporto “Squilibri di genere nella professione docente’, non è affatto casuale. In Italia, su un totale di 729.997 docenti, soltanto 126.317 sono uomini, ossia circa il 17,3 per cento. Al contrario, solo il 45 per cento dei dirigenti scolastici è donna. Questo per precisi motivi socio-economici’.

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Elena Centemero: ‘Tempi troppo lunghi per diventare docenti, precariato e stipendi troppo bassi’

‘La figura dell’insegnante ha subito negli anni un’erosione di prestigio sociale, accompagnata dalla perdita di potere d’acquisto degli stipendi, bloccati da troppo tempo – ha proseguito la responsabile scuola e università di Forza Italia – Sono sempre prevalse la logica del ‘ti pago poco, ti chiedo poco’ e quella della quantità sulla qualità! I tempi troppo lunghi per diventare docenti, ora addirittura allungati dal Decreto Legislativo sulla formazione iniziale, il precariato e gli stipendi troppo bassi hanno avuto come conseguenza che molti uomini si sono orientati verso altre professioni, mentre le donne hanno proseguito sulla strada dell’insegnamento, anche per motivi familiari. Allo stesso tempo, la scarsità di donne in posizioni apicali all’interno degli istituti scolastici e nell’amministrazione rispecchia purtroppo il gap presente in molti altri settori della società”, conclude.