Riconoscimento automatico del titolo

Gli abilitati in Spagna in attesa del riconoscimento ufficiale dell’abilitazione da parte del Miur rischiano concretamente di ritrovarsi penalizzati, all’atto del varo della fase transitoria prevista per i docenti della scuola secondaria di I e II grado, in vista di uno scorrimento in ruolo tramite l’inserimento in speciali graduatorie di merito regionali ad esaurimento. Ciò in virtù della nota del Miur del 17 marzo scorso con la quale viene dato seguito alla nota di chiarimenti n° 213, ricevuta dal Ministerio de Educación, Cultura y Deporte spagnolo il 16 marzo 2017, interpretandola in senso estremamente riduttivo. Il mancato passaggio dalla III alla II fascia delle GI allungherebbe i tempi per ottenere una cattedra stabile.

RICONOSCIMENTO CONDIZIONATO

In essa si dice in sintesi che si può esercitare la professione docente nelle scuole pubbliche spagnole solo se si rientra in tre casi particolari; in caso contrario non si può insegnare nelle scuole spagnole. Sinteticamente bisogna superare o almeno tentare il concorso in Spagna o, in subordine, essere iscritti nelle graduatorie spagnole (Comunidades Autónomas). Il Miur concederà in automatico il riconoscimento del loro titolo solo al verificarsi di almeno una di esse. Su questa interpretazione insorgono però i primi dubbi da parte degli interessati.

L’OBIEZIONE

In realtà non è cambiato niente con la nota emessa dal Ministero spagnolo. La stessa si limita a precisare che serve fare un concorso per esercitare in Spagna. La regolamentazione della professione in quel Paese non fa venir meno automaticamente il valore abilitante europeo del titolo. L’obiezione degli interessati si solleva al momento in cui si contesta la posizione del Miur di prendere in considerazione solamente le domande presentate entro il 16 marzo 2017.

IL PREGIUDIZIO

Va detto subito che la nota del MIUR pare non tenere conto del parere del Dipartimento per le Politiche Europee del 21.3.2014, per il quale, ai fini del riconoscimento delle qualifiche professionali, non rilevano le modalità di reclutamento previste dal diritto interno di ciascun Stato membro, bensì il percorso formativo seguito (allo scopo di determinare la classe di concorso riconducibile a tale percorso). Se l’amministrazione dovesse manifestare il suo diniego al riconoscimento del titolo verrebbe a configurarsi una lesione palese del diritto dei docenti interessati che, unita al varo della fase transitoria così come approvata col parere delle Commissioni parlamentari proprio in quei giorni, instaurerebbe una ingiusta discriminazione.

Potrebbe interessarti:  Concorso precari con 36 mesi: ecco perché è giusto bandirlo