Teenager denuncia la madre per avergli sequestrato il cellulare

Una vicenda, quella che vi stiamo per raccontare e riportata sulle pagine del noto quotidiano ‘Il Corriere della Sera’, che proviene dalla Spagna anche se ciò che accade nel nostro Paese non è poi così diverso. La storia riguarda un ragazzo di quindici anni che non ne vuol sapere di staccarsi dal proprio smartphone e di smettere di giocare: la madre, dopo continui e ripetuti inviti a posare quel cellulare e prendere in mano i libri per studiare in vista di un esame, decide di strappare dalle mani del figlio l”aggeggio infernale’ e di confiscarlo.

Teenager denuncia la madre per avergli sequestrato il cellulare

Il ragazzo, fuori di sé dalla rabbia vedendosi privato con la ‘forza’ del proprio telefonino, decide addirittura di rivolgersi al giudice, denunciando la madre per maltrattamenti. La pena che è stata chiesta dall’accusa era pari a nove mesi di reclusione e del pagamento delle spese processuali. Ma nei giorni scorsi è arrivata la decisione della Corte che ha dato ragione alla signora Maria Angustias, approvando la sua condotta e lodando il suo operato: la Corte ha motivato la propria decisione, affermando che togliere il telefono ai figli durante lo studio rientra nei diritti e negli obblighi di un genitore. ‘Ha esercitato il suo dovere nel pieno rispetto della funzione genitoriale e della responsabilità alla quale è chiamato qualsiasi genitore’. 

Il giudice dà ragione alla donna in quanto ‘ha esercitato il suo dovere nel pieno rispetto della funzione genitoriale’

Il caso avvenuto in Spagna rappresenta una ‘storia di ordinaria follia’ e lo si può definire clamoroso, ma di ragazzi che portano in tribunale mamma e papà, purtroppo, se ne vedono sempre più. L’attaccamento al proprio cellulare sta diventando una vera e propria ossessione, un’ossessione tale da spingere un ragazzo a denunciare i propri genitori. Ci si chiede dove siano finiti, in questa società ultra tecnologica, i valori morali, educativi e il rispetto verso quelli che dovrebbero rappresentare gli ‘affetti più grandi’, quelli per mamma e papà. Si stava meglio quando si stava peggio, anche perchè il peggio sembra davvero non conoscere alcun limite.

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