I tagli alle scuole materne cattoliche

Su avvenire.it viene dato risalto ai tagli dei fondi destinati alle scuole materne cattoliche del capoluogo piemontese. La sforbiciata resasi necessaria per far quadrare i conti, dopo la riduzione degli sgravi sulla tassa sui rifiuti ai più bisognosi, investe le scuole FISM, suscitando la protesta del Presidente Redi Sante Di Pol. Commenta così su Avvenire spiegando che non è possibile fare programmazione e non si può dire a marzo alle maestre che gli stipendi saranno ridotti in conseguenza di questi tagli alle scuole materne. Eppure un modo ci sarebbe per evitarli, come si evince da una iniziativa legale che la Giunta torinese ha intrapreso nei confronti del Governo Gentiloni.

I TAGLI DEL COMUNE

Il Bilancio di previsione 2017 del Comune di Torino contiene riduzioni sul capitolo riservato alla Cultura per 5,8 milioni di euro. Il contributo alle scuole FISM viene ridotto anch’esso per il 25% rispetto allo scorso anno. Da 3 milioni si passa così a 2 milioni e 250mila euro. Dal Comune sono arrivate le spiegazioni che hanno prodotto questa decisione. La previsione di minori entrate ha determinato questa scelta che è stata presa comunque salvaguardando, al tempo stesso, l’offerta complessiva dei servizi educativi. Qui l’articolo pubblicato da avvenire.it.

IL CONTENZIOSO APERTO COL GOVERNO

La scelta dei tagli alle scuole materne cattoliche non è legata alle vedute del M5S sull’istruzione. La situazione dei conti del capoluogo piemontese è figlia di una mancata restituzione di soldi da parte del Governo. Su La Stampa di Torino il sindaco spiega come stanno le cose. La sua giunta ha optato per la restituzione di 61 milioni di euro previsti dal Fondo perequativo Imu-Ici e assegnati a Torino da due sentenze, una del Tar, l’altra del Consiglio di Stato. L’atto ingiuntivo destinazione Palazzo Chigi è già partito. La speranza è che il Governo ottemperi e che non ci sia bisogno della nomina di un commissario ad acta per il recupero delle somme. L’articolo de La Stampa si trova qui.

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