Rispetto per le maestre

Le maestre che hanno partecipato al concorso docenti 2016 sono al centro delle attenzioni della stampa nazionale. Il Messaggero di Roma ha realizzato un articolo che intendeva promuovere una discussione in rete sugli errori riscontrati nelle prove scritte. Peccato che così facendo nell’opinione pubblica venga istillato il concetto che le maestre siano tutte ignoranti e incapaci di fare il proprio mestiere. La superficialità, l’insofferenza, l’incapacità della comprensione di un semplice testo mostrata dagli internauti che hanno commentato, straborda letteralmente dal post su facebook realizzato dal quotidiano.

ERRORI DA SEGNO BLU

Così li definisce il quotidiano romano commentando i vari “chè” in luogo di perché, acca messa a casaccio e ke per abbreviare un semplice che. Una semplice svista “filipporum” anziché flipped classroom diventano il bersaglio dei commenti degli utenti che dichiarano inammissibile che una futura maestra si esprima in questo modo maldestro. Peccato che il quotidiano abbia omesso di dire che la percentuale di respinti al concorso non era composta tutta da “analfabeti funzionali”; questi erano solo pochi e sporadici casi isolati che in nessun conto hanno tenuto le tante anomalie registrate al concorso che ben più gravi danni hanno arrecato alla categoria degli insegnanti. Basta recuperare le cronache dell’epoca e le denunce di prove pilotate con gli esposti alla procura depositati dai vari gruppi di docenti.

DOCENTI QUALIFICATI

Se anche la stampa nazionale non riesce a illustrare la verità dei fatti, ben si comprende come il compito di recuperare consensi agli occhi dell’opinione pubblica ricada esclusivamente sui docenti. Fortunatamente, in relazione a quei precari che saranno immessi in ruolo con la fase transitoria, qualcuno che riconosce la loro formazione superiore a quella dei neo immessi in ruolo, senza esperienza, catapultati qua e là per la penisola da un algoritmo beffardo bocciato anche dal TAR LAZIO, c’è. E questo in virtù dei Pas e Tfa, corsi abilitanti ad alta performabilità, con buona pace di qualche politico che ne negava l’idoneità. Il riferimento è all’intervista su La Stampa al presidente della Fondazione Agnelli.

DIPLOMATI MAGISTRALI ANCHE LAUREATI

E troppo spesso si legge in rete che i diplomati magistrali che in questi giorni stanno conducendo una battaglia di legalità per il diritto alle Gae non avrebbero titolo per accedervi in quanto non hanno sostenuto concorsi oppure non hanno la laurea. Anche qui questa affermazione va obiettata e respinta in toto, essendocene invece moltissimi in possesso di una laurea e di tanti che il concorso lo avevano anche fatto, ma se poi qualcuno (leggasi Miur) si è dimenticato di inserirli nelle graduatorie permanenti, questo è un errore che non si può addebitare ai maestri. L’ignoranza va cercata altrove, sia quella giuridica, sia quella derivante da mancanza di istruzione. A Wimbledon il giudice di sedia pronuncia “Quiet please”! Mai come in questo momento questa esortazione va mutuata da Londra e urlata a tutti!

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