Scuola, studenti sospesi: gli effetti positivi del volontariato
Clochard

Volontariato, invece della sospensione: gli studenti indisciplinati potranno “risarcire il danno” a scuola in questo modo, cioè attraverso lavori socialmente utili. Come riportato da Adnkronos, alcune regioni italiane hanno già coinvolto 1.200 studenti nel progetto, i quali hanno potuto scegliere di “scambiare” la classica punizione con alcuni giorni di volontariato in diverse associazioni. Le scuole che hanno aderito sono più di ottanta, in gran parte istituti tecnici-professionali, ma non mancano le adesioni di alcuni licei: il protocollo in questi casi prevede, come opportunità di impegno, responsabilità e crescita personale, che agli studenti venga proposta una costruttiva, importantissima esperienza al posto dei provvedimenti disciplinari.

Ore di volontariato al posto della sospensione

Quando il consiglio di classe delibera l’allontanamento di uno studente (o una studentessa) dalle attività scolastiche, può convertire la sanzione in un periodo di attività da svolgersi in una delle tante associazioni di volontariato, come per esempio le mense per i poveri. Il tutto si realizza in pieno accordo con la famiglia, chiamata ad accettare questo percorso e coinvolta nel progetto. La sospensione che veniva assegnata ai ragazzi, con genitori che non potevano seguirli per i loro impegni lavorativi – quindi a casa da soli, immersi in whatsApp o davanti alla TV – era forse più dannosa che utile; ma non è una buona soluzione nemmeno impegnarli in lavori socialmente utili all’interno della scuola, perché li espone alle derisioni dei compagni.

La realtà dei senzatetto

Le attività di volontariato, invece, offrono lo spazio per una riflessione, traducono in pratica tanti valori e aiutano a rendersi conto che nella nostra società esistono, per esempio, persone che lottano per ottenere un piatto di pasta in una mensa, una brandina in un dormitorio, un paio di pantaloni o scarpe usate in un centro di accoglienza. In poche parole, i ragazzi conoscono un mondo nuovo: quello composto dagli emarginati, dai cosiddetti “invisibili”, persone che dormono sulle panchine dei parchi, negli androni dei palazzi, in una delle tante stazioni ferroviarie.
Come ogni realtà, va scoperta non guardandola superficialmente, ma immergendosi in essa, parlando con i senzatetto, ridendo e scherzando con loro, ascoltandoli: solo così i nostri giovani, in gran parte abituati a vivere in un mondo virtuale dove tutto appare facile e scontato, possono rendersi conto che dietro al degrado fisico, ai capelli arruffati e spesso sporchi, sotto il giaccone sgualcito dalle notti passate a dormire per strada, si nasconde “una persona”; magari, un individuo che fino a pochi mesi prima aveva un lavoro, la famiglia, una casa.

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L’esempio: una mensa per i poveri

Gli studenti che scelgono un periodo di volontariato in una mensa per i poveri, ad esempio, scoprono un contatto diretto e concreto con i “clochard”: affidati a un volontario esperto imparano a servire i pasti, apparecchiano le tavole, puliscono verdure e lavano la frutta, dispensano sorrisi e parole di conforto, si addolorano perfino (quando tra i commensali, ad esempio, incrociano lo sguardo di un loro coetaneo più sfortunato) imparano a gestire forti emozioni.
Inoltre apprendono “sul campo” molte informazioni sulle altre culture, grazie agli immigrati provenienti da ogni angolo del mondo. Dopo una simile esperienza, non possono che tornare a scuola più “ricchi”. Questo dimostra che gli studenti – anche i più difficili – se vengono valorizzati e coinvolti in simili iniziative, il più delle volte danno una straordinaria (e sorprendente) risposta.
Fonte: Ansa.it Speciali