La scuola cambia ma non migliora: il punto di Adolfo Scotto di Luzio
La scuola cambia ma non migliora: il punto di Adolfo Scotto di Luzio

La questione scuola è purtroppo un tema spinoso rappresentante un nodo importante della crisi italiana. Un tema questo, che spesso infiamma l’opinione pubblica del nostro Paese. Sul numero del Mattino di stamani, Adolfo Scotto di Luzio ha tentato di fare il punto della situazione circa l’attuale status quo del mondo scolastico e del suo futuro prossimo. Come ci ricorda l’autore che prendiamo oggi come riferimento, Valeria Fedeli ha intenzione di assumere circa 25000 docenti in più. Un surplus rispetto al numero previsto dalla cosiddetta Buona Scuola di renziana memoria. Secondo il di Luzio, tale creazione del governo passato, altri non era che: “Un gigantesco provvedimento di stabilizzazione di docenti emanato sotto l’urgenza di una sentenza della Corte di giustizia europea” (Fonte: Il Mattino).

Scuola: il punto di vista di di Luzio

Secondo Adolfo Scotto di Luzio, attorno alla scuola si ingarbuglierebbero tutti i fili del passaggio politico ed istituzionale italiano. Tutti problemi irrisolti, almeno la maggior parte, fin dagli anni ’90. La “buona scuola” sarebbe stata una formula, una sorta di “pietra filosofale” (nostra è la similitudine) per tentare di risolvere tali e numerose questioni. Di Luzio fa intendere come un “giovane primo ministro“sia riuscito a proporre al popolo uno slogan efficace, che tuttavia non ha giovato in maniera concreta, poichè non è riuscito a dare al nostro paese, una nuova scuola di cui tanto avrebbe bisogno.

Potrebbe interessarti:  Classi pollaio, diciamo 'sì' alle telecamere!

Scuola: un mondo lasciato da sempre allo sbaraglio

Nel suo articolo “Perchè la scuola cambia ma non migliora” Adolfo Scotto di Luzio fa notare a noi lettori, come in circa 25 anni, non ci sia stata una maggioranza di governo che si sia occupata seriamente del sistema scolastico italiano. Gli ex bambini nati all’inizio degli anni ’90, sono oramai uomini laureati o, perlomeno, alla soglia di tale titolo. Il percorso di questa generazione si è compiuto all’interno di un mondo dell’istruzione sempre in perenne cambiamento, forse troppo. Un’altra questione trattata dal di Luzio, è quella riguardante gli insegnanti. Tale categoria di lavoratori, come dovrebbe essere formata? E quanti dovrebbero essere, numericamente parlando? Le idee al riguardo non sono ancora abbastanza chiare. A questo punto, che tipo di insegnanti saranno i futuri docenti? Professionisti preparati, oppure reclutati secondo le normative burocratiche? Di Luzio ci saluta con questa ulteriore questione (anch’essa destinata a rimanere aperta per molto tempo).