Condannato professore per molestie sessuali

La vicenda del professore accusato di molestie sessuali nei confronti di una sua studentessa si è conclusa due giorni fa con una sentenza di condanna. La notizia si trova sulla cronaca di Pistoia del quotidiano La Nazione che descrive l’evidenza del reato di violenza sessuale (articoli 609 bis e ter del codice di procedura penale) contestato al professore di un istituto superiore pistoiese. Si è trattato di una sentenza che è andata anche ben oltre le attese della vigilia per l’entità del periodo di detenzione e per l’ammontare delle spese di risarcimento.

LA SENTENZA

Per l’ex professore 58enne di un liceo pistoiese, il giudice del tribunale di Pistoia ha emesso una sentenza di condanna che ha superato anche le richieste del Pubblico Ministero che aveva chiesto due anni di reclusione. Le molestie sessuali in danno di una studentessa che all’epoca dei fatti era minorenne hanno determinato una condanna a sei anni di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Inoltre è stata comminata anche una condanna al pagamento delle spese processuali, una somma di 6.000 euro di provvisionale ed un risarcimento che verrà determinato in sede civile.

I FATTI

Tutto nacque dalla denuncia scaturita dalla madre della ragazzina che aveva raccolto le confidenze della figlia. Le testimonianze degli stessi compagni di classe della ragazza fecero il resto. Diversi episodi raccontati anche in rete su facebook, con particolare rilievo ad un compito in classe durante il quale la giovane subì i palpeggiamenti del professore. Messa al corrente dei fatti, anche la scuola decise di sporgere una seconda denuncia per mano del preside.

LE ARRINGHE

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In aula si sono confrontate difesa e accusa. La prima ha concentrato la sua arringa difensiva sul contenuto dei messaggi in rete che aveva ricevuto la studentessa. Certamente dimostravano l’interesse del professore nei suoi confronti ma questo non era penalmente rilevante. Una tesi che non ha convinto il giudice in quanto, come dimostrato dall’accusa, lo stato di prostrazione mostrato dalla ragazzina per quelle attenzioni morbose inchiodava alle sue responsabilità il docente.