L'equpollenza del diploma linguistico

Il Miur ha sempre sostenuto che il diploma ad indirizzo linguistico, stante la mancanza nel piano di studi di materie come Scienze dell’Educazione, la Pedagogia, la Psicologia generale, la Psicologia sociale, non è titolo abilitante valido. Sul punto ci sono state già diverse ordinanze di accoglimento emesse dal massimo consesso della Giustizia Amministrativa. Ancora una volta il Cds è intervenuto a rimettere ordine in una annosa diatriba che vede opposti i possessori del titolo ad indirizzo linguistico al Miur. E lo fa nel contesto di un ricorso in appello che ribalta il giudizio emesso con sentenza breve dal Tar in merito al diritto di partecipazione al concorso. Nel farlo richiama anche quanto ribadito in occasione del precedente concorso a cattedre indetto con D.D.G. n. 82 del 24 settembre 2012.

EQUIPOLLENZA DEL BROCCA

I Giudici di Palazzo Spada hanno sempre tenuto la stessa linea non discostandosi mai da questo orientamento favorevole ai diplomati a indirizzo linguistico. Ciò che importa rilevare in questa sede non è tanto il diritto alla partecipazione al concorso in se, quanto piuttosto concentrare l’attenzione sull’equipollenza del diploma linguistico, conosciuto anche come Brocca, rispetto al diploma magistrale. Si tratta di un riconoscimento di non poco conto stanti gli effetti prodotti sul diritto all’iscrizione nelle Gae dalle quali poi scorrere in ruolo per turn over. Basti ricordare la sentenza numero 3917/2008 del Consiglio di Stato che spiegava chiaramente i motivi di questa equipollenza.

PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE

Nella succitata sentenza veniva detto che “ il diploma di maturità linguistica (…) appare conforme pure al nuovo assetto ordinamentale della scuola elementare, ove si consideri che l’insegnamento della lingua straniera è ricompreso negli ordinari programmi didattici”. Riguardo all’esclusione dal concorso specificava inoltre che “nessuna preclusione è stabilita nei riguardi dei diplomati con il titolo ordinario, i quali possono accedere al concorso de quo pur senza aver sostenuto a loro volta le materie caratterizzanti, invece opposte agli odierni appellanti, con un effetto al contempo illogico e in sé evidentemente discriminatorio”.

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