Ultime notizie scuola, lunedì 3 aprile 2017: troppi precari, UE bacchetta l'Italia

Un’altra bacchettata dall’Unione Europea allo Stato italiano in merito all’abuso di precariato nella scuola pubblica italiana. Cecilia Wilkström, presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue, ha definito, infatti, l’abuso dei contratti a termine da parte dell’Italia un comportamento che non può essere ritenuto ‘degno di uno Stato membro dell’Unione europea‘.

Il governo italiano dovrà presentarsi al Parlamento dell’Unione Europea, entro il prossimo autunno, per spiegare (e soprattutto giustificare) le motivazioni della crescita del precariato: inoltre, sarà chiamato ad illustrare le misure che dovranno essere prese per cambiare direzione sul precariato.

Ultime notizie scuola, lunedì 3 aprile 2017: troppi precari, UE bacchetta l’Italia

Il fallimento della Buona Scuola è apparso evidente anche e soprattutto sull’abuso dei contratti a termine: di fronte alle promesse lanciate dall’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dall’ex ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, non solo la ‘supplentite’ non è stata ‘debellata’ ma si registra addirittura un aumento dei contratti a tempo determinato.
I dati sono impietosi: nell’anno scolastico in corso siamo arrivati addirittura a 126mila supplenze contro le 100mila dello scorso anno. Anche per l’anno prossimo, quando si concluderà il triennio della Buona Scuola, sono previsti almeno 100mila contratti a termine. E’ la sconfitta della riforma renziana che ha puntato soprattutto sulla ‘quantità’ delle immissioni in ruolo piuttosto che sulla ‘qualità’, riuscendo a peggiorare ulteriormente, per quanto fosse possibile, la situazione relativa al precariato.

Fallimento Buona Scuola, precari: come si giustificherà il Governo?

Le assunzioni volute dal governo Renzi e successivamente le assegnazioni e i trasferimenti sono stati attuati senza alcun criterio di programmazione rispetto alle reali necessità della scuola, oltre al fatto che i numeri effettivi sono stati decisamente inferiori a quelli sbandierati ai quattro venti.
Risultato? Ecco puntualmente arrivare l’ennesima bacchettata da parte di Bruxelles. Come spiegherà il governo italiano il fallimento della Buona Scuola? Come giustificherà, di fronte al Parlamento europeo, l’errore di non aver ascoltato ostinatamente gli appelli provenienti da chi la scuola la vive ogni giorno?