Diplomati magistrali con appello in Cds

I diplomati magistrali hanno appreso ieri di un altro accoglimento di un ricorso (anzi due come vedremo più avanti) da parte del Cds. Il decreto ministeriale impugnato originariamente era l’ormai famigerato e inflazionatissimo 235/2014. Come è noto attorno ad esso si è sviluppata tutta la materia del diritto all’inserimento in Gae dei diplomati magistrali ante 2001/2002 in virtù del valore abilitante posseduto dal titolo. Alcuni portali scolastici avevano riportato la notizia, accolta con entusiasmo dai diplomati magistrali, evidenziandola come un inserimento in Gae. In realtà, come descriveremo di seguito, essa si è limitata a rimettere il giudizio finale al Tar in quanto il rigetto originario era viziato da un errore, diciamo così, “tecnico”.

L’ORIGINE DEI RICORSI

I ricorsi arrivati sul tavolo dei giudici di Palazzo Spada erano due (n. 2466 e n. 2707 del 2015). Essi erano stati respinti dal Tar con sentenza breve per cosiddetto difetto di interesse. Precisamente, il termine tecnico usato era “profilo di inammissibilità per mancanza dell’attualità dell’interesse”. Ricordiamo l’originaria obiezione che lo stesso Tar rivolgeva agli appellanti di non essersi mai interessati in dieci anni all’inserimento richiesto perché non avevano mai fatto la domanda. Il resto è storia recente con il D.P.R. del 25 marzo del 2014 che dichiarava la nullità del D.M. 235/2014 alla parte in cui escludeva i diplomati magistrali ante 2001/2002 dalle Gae.

I MOTIVI DELL’ACCOGLIMENTO

E’ comunque una notizia positiva perché conferma un orientamento favorevole da parte del Cds sulla questione del valore abilitante del diploma. Qui in sostanza veniva detto che era impossibile prevedere la sentenza del 2014 che decretava il diploma quale titolo abilitante atto all’inserimento in Gae. Inoltre, il fatto di essere andati subito a sentenza breve, senza dare la possibilità agli appellanti di controdedurre le proprie argomentazioni, era da censurare. Per questi motivi la sentenza breve è stata annullata e la causa rimessa al giudizio di I grado, ossia al Tar stesso, per discuterla nel merito.

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