Ultime notizie scuola, giovedì 6 aprile 2017: novità testo decreto reclutamento e formazione docenti commentate da Gilda

La Gilda degli insegnanti ha commentato l’incontro con Miur e Governo, alla presenza delle rappresentanze delle altre sigle sindacali, in merito alle deleghe alla legge 107 e alla loro imminente approvazione. Il sindacato, esprimendo le proprie perplessità per le modifiche che sono state inserite, alcune delle quali sono riuscite addirittura a peggiorare i testi originali, ha commentato le modifiche relative al nuovo sistema di reclutamento e formazione docenti.

Ultime notizie scuola, giovedì 6 aprile 2017: novità testo decreto reclutamento e formazione docenti commentate da Gilda

Per la fase ordinaria poco rilevanti le modifiche. Restano le due prove scritte e l’orale e il triennio FIT (Formazione Inserimento Tirocinio) con prova finale.
Per la fase transitoria buone notizie per i docenti di seconda fascia con 36 mesi di servizio che, dopo il colloquio iniziale non selettivo (al quale però verrebbe attribuito il 40% del punteggio rispetto ai titoli) farebbero un anno di FIT con prova finale. Di fatto si costituisce una quarta fascia Gae.
Per i docenti non abilitati con 36 mesi di servizio rimane la prova iniziale scritta e orale e l’inserimento di due anni nel FIT con prova finale mentre la FGU-Gilda aveva proposto solo la prova orale iniziale.

In concreto si dovrebbe assorbire la seconda fascia, con quote di riserva sui posti disponibili del 50 % con percentuali degradanti dal 2018-19 (dal 100% a scendere), mentre resterebbe la percentuale del 50% sui posti disponibili per le attuali Gae. Si calcola che vi siano attualmente 62.000 precari in II fascia e 13.000 nelle Gae.
Per il percorso inerente la terza fascia (attualmente si calcola che i precari di terza fascia con 36 mesi di servizio siano circa 20.000) si aprirebbe la procedura ogni due anni con una quota di riserva a loro dedicata.
Di fronte alle richieste delle OO.SS. di modifica parziale del testo su aspetti tecnici (in particolare sulle quote di riserva spettanti alla seconda fascia) si è aperto un tavolo separato di discussione nel quale si è proposto che vi sia una modifica delle quote dei posti disponibili a favore dell’assorbimento della seconda fascia che potrebbe essere penalizzata a causa della priorità degli idonei all’ultimo concorso (ricordiamo che per la legge gli idonei al concorso non avevano nessun titolo di prelazione).

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Delega reclutamento e formazione docenti: calcolo dei 36 mesi, servizio nella paritaria e nel sostegno

Inoltre si è discusso del limite temporale all’interno del quale far valere il calcolo dei 36 mesi. Le OO.SS. hanno chiesto che siano calcolati negli ultimi 8-10 anni al massimo. La delegazione FGU-Gilda ha chiesto che i 36 mesi siano stati effettuati nell’ambito delle discipline oggetto delle prove di ammissione ai TIF, ma la proposta sembra non essere stata accolta dalle altre OO.SS. e dall’Amministrazione che darebbe libertà di scelta in relazione alle materie insegnate (anche diverse tra loro) nei 36 mesi. Si confida in un accoglimento da parte della Ministra.
Restano i problemi relativi al servizio svolto nella paritaria che sarebbe equivalente a quello svolto nello Stato (fatto che consideriamo inaccettabile).
Resta ancora la possibilità per la scuola paritaria di far valere il servizio svolto nel sostegno come percorso facilitato per l´ottenimento della specializzazione in sostegno.

Delega reclutamento e formazione docenti: non si parla di abilitazione ma di specializzazione

Fatto di estrema importanza, sul quale la delegazione della FGU-Gilda ha espresso totale dissenso, è che nella delega non si parla di abilitazione all’insegnamento, ma di semplice specializzazione. si tratta di una modifica per legge dello status giuridico dei docenti che sarebbero dequalificati a semplici laureati specializzati con evidenti contraddizioni con l´attuale modello di riconoscimento delle abilitazioni a livello di UE. Su tale problema la FGU-Gilda chiama la categoria ad una riflessione critica profonda perché si rischia di perdere lo status di professionisti che aveva caratterizzato la docenza nella scuola italiana.