Ultime notizie scuola, venerdì 7 aprile 2017: docenti polacchi in rivolta contro la riforma scolastica

Una riforma scolastica che sta generando rabbia e caos: è quanto sta accadendo in Polonia dove genitori ed insegnanti sono scesi in piazza per protestare contro la decisione del Governo polacco di eliminare i tre anni di scuola media per accorparli alle elementari.

Ultime notizie scuola, venerdì 7 aprile 2017: docenti polacchi in rivolta contro la riforma scolastica

La scuola dell’obbligo, come quelle italiana, era costituita, in precedenza, dai cinque anni di scuola elementare e dai tre anni di medie che permettevano poi di iscriversi al liceo o alle scuole tecniche.
La nuova riforma voluta dal Governo nazional-conservatore della premier Berata Szydlo intende rivoluzionare questo sistema, cancellando la scuola media e andando ad inglobare quei tre anni ai cinque delle elementari. Naturalmente, la reazione degli insegnanti è stata durissima, in quanto se tale riforma verrà approvata, migliaia di docenti andranno incontro ad inevitabili licenziamenti.
Tra l’altro, le leggi polacche hanno imposto al personale scolastico il divieto di protesta per motivi politici o contro contenuti culturali della didattica imposti dal ministero dell’Istruzione.

Docenti polacchi rischiano di essere condotti dinanzi al tribunale

Ryszard Petru, leader del maggior partito di opposizione, ha preso a cuore l’allarme lanciato da genitori e dagli insegnanti, i quali si sono organizzati con un vasto movimento online di dissenso attraverso forum e blog, unici mezzi questi, in cui i docenti si sentono un po’ più liberi di esprimere le loro preoccupazioni. La protesta sta andando avanti anche attraverso scioperi di piazza organizzati dall’Unione Nazionale degli insegnanti: a quello di venerdì scorso hanno partecipato il 37 per cento delle scuole polacche, una percentuale che può sembrare esigua ma diventa molto alta se consideriamo il timore dei docenti di incorrere in provvedimenti legali. Infatti la protesta è stata giustificata come uno sciopero per chiedere maggiori garanzie occupazionali e non per dire no allo strapotere ideologico proposto all’interno della riforma. Nel qual caso i docenti potrebbero essere condotti dinanzi ad un tribunale.

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