Stalking alla collega, ai domiciliari docente e una mamma
Stalking alla collega, ai domiciliari docente e una mamma
Nelle scuole, a giudicare dai numerosi casi registrati dalla cronaca, succede di tutto: insegnanti picchiati, bullismo, maestre che maltrattano i bambini, presidi che approfittano della loro autorità, docenti minacciati e così via. E perfino episodi di stalking, come in questa vicenda accaduta di recente. I carabinieri di Erba, su richiesta della Procura di Como, hanno eseguito infatti due ordinanze di custodia cautelare per lesioni personali aggravate e stalking: le due donne, un’insegnante della scuola media frequentata da un ragazzino, e la mamma di quest’ultimo (sua amica) ora si trovano agli arresti domiciliari.

Stalking nei confronti della collega docente

Secondo gli inquirenti, sarebbero responsabili di una serie di gravi atti persecutori nei confronti di una docente dello stesso istituto, in provincia di Como. Oltre ad accusarla di aver tenuto un comportamento inopportuno nei confronti dello studente, non la ritenevano all’altezza del suo ruolo; per questi motivi, con lo scopo di farla trasferire altrove, era stata fatta oggetto di numerose denunce indirizzate alla direzione della scuola e al provveditorato. Un episodio in particolare, gravissimo, ha poi smascherato le due complici: secondo le accuse, il 9 dicembre scorso la professoressa incriminata offrì un caffè alla collega, ignara del complotto, al quale aveva aggiunto alcune gocce di un farmaco a base di benzodiazepine.

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Caffè ‘corretto’ con il Lexotan per metterla in cattiva luce con i colleghi

L’intenzione del gesto – non essendo riuscita a screditarla di fronte al provveditorato e i colleghi – era quella di farla apparire come dipendente dagli psicofarmaci, nel tentativo di metterla in cattiva luce. La vittima aveva poi accusato un malore, pur avendo bevuto un solo sorso di caffè; e così, insospettita, si era recata dai carabinieri portando con sé la tazzina con i resti della bevanda. A quanto risulta dagli esami, conteneva un ansiolitico molto potente, il Lexotan. Oltre alla prova del caffè contaminato, anche le intercettazioni telefoniche – in cui le due parlavano in modo esplicito delle loro intenzioni – sono state fondamentali per arrivare all’arresto.

Fonte: OrizzonteScuola.it