Sconcerto tra gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado dopo l’approvazione del decreto sulla valutazione durante il CdM dell’altro ieri. La raccapricciante notizia relativa agli esami conclusivi della scuola media a partire dal 2018, ha gettato nello sconforto migliaia di insegnanti convinti sempre più che lo scoglio degli esami ha da sempre rappresentato per questo ordine scolastico un momento valutativo e meritocratico importante oltre che fondamentale per qualsiasi individuo, specie nell’età adolescenziale. In Italia, la politica riesce sempre a fare tutto il contrario di tutto.

Esami scuola media 2018: scuola sempre più buona per gli studenti, anche per quelli meno meritevoli

Dal prossimo anno, quindi, secondo la norma scolastica ratificata durante i lavori del Consiglio dei Ministri dell’altro ieri, sarà praticamente impossibile ‘stoppare’ gli alunni durante gli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione. Qualcuno ha gridato allo scandalo, qualcun altro invece si rimprovera di non aver adeguatamente protestato quando aveva la possibilità di farlo. Oramai le cose stanno così e non si può certo tornare indietro: ‘Praeterita mutare non possumus’.

Il comparto scuola non conosce il termine ‘solidarietà’, il risultato è sotto gli occhi di tutti

Nei mesi passati, i tassisti e i poliziotti hanno lungamente ed animatamente protestato allorquando si sono visti intaccare i loro diritti (vedasi il caso ‘Uber’ e gli scioperi degli operatori della sicurezza). Questi lavoratori hanno protestato sotto i palazzi del potere e per questo, forse, sono stati ascoltati e, successivamente, accontentati da questo Governo, il quale è forte con i deboli ed è debole con i forti.
Gli insegnanti, ovvero degli intellettuali con il bavaglio, probabilmente non hanno protestato con la giusta determinazione che occorreva (solo una larga partecipazione il 5 maggio 2015 e nulla più) forse perché nel mondo della scuola manca un atteggiamento importante che dovrebbe rappresentare il caposaldo per la categoria più numerosa della Pubblica Amministrazione, ovvero la solidarietà. Tutti si sentono al sicuro fintanto il problema non li riguarda personalmente. Se volessimo dirla tutta, qualcuno con cognizione di causa direbbe: ma cosa pretendono gli insegnanti? Non sono stati in grado neanche di raggiungere il numero delle firme necessarie per indire il referendum a favore dell’abolizione di alcuni punti della Buona Scuola targata Matteo Renzi.

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La forza del governo e dei sindacati è accresciuto dall’ignoranza degli insegnanti

Questo atteggiamento è noto al governo ma anche ai sindacati. Questi ultimi continuano a basare il loro potere contrattuale e di confronto con il Miur in termini di deleghe (c’è qualcuno che ha il pudore di chiamarli persino ‘introiti’) e, inoltre, sulla mancata voglia di conoscenza dei termini e delle condizioni contrattuali che di anno in anno vengono stabiliti dal Miur e dalle rappresentanze sndacali, contratti facilmente reperibili all’interno delle migliaia di pagine Internet che trattano l’argomento ‘CCNI’.
Un’apatia soffocante, una lenta atrofizzazione della mente; paradossalmente sono proprio gli insegnanti a dimostrare una scarsa propensione a conoscere e ad apprendere i diritti loro spettanti. Tale prerogativa ha finito per depotenziare tutto il personale della scuola, potenziando invece le corporazioni e i vari governi che si sono susseguiti in questi ultimi 25 anni.

Gli insegnanti sempre più in balia del ‘demerito’ e della pochezza intellettuale, anche durante gli esami

L’opinione dei docenti della scuola secondaria di primo grado è nettamente opposta alla decisione intrapresa dal governo in carica. La notizia non deve allarmare tanto i docenti della scuola media per quello che questa decisione comporterà prossimamente per il loro mestiere complesso e delicato. Deve invece far loro riflettere su chi hanno delegato a rappresentarli in sede contrattuale.
I sindacati avrebbero dovuto opporsi a tutto quello che il CdM ha ratificato l’altro ieri. Il risultato, purtroppo, oggi è rappresentato da una metaforica ‘sberla’ in faccia a chi riesce ancora a vedere nella meritocrazia il giusto modo per crescere intellettualmente. Invece, tutto sarà reso vano. Oggi quel qualcuno sarà rimasto alquanto deluso e le aspettative che nutriva nei confronti di chi governa questo paese sono definitivamente crollate in un turbinio di pochezza e di pressapochismo, solo per recuperare qualche sparuto consenso per le tante famiglie contente della notizia. Tanto amaro in bocca invece per molti bravi insegnanti e formatori, intellettuali con il bavaglio che vedranno prossimamente vanificato tutto il loro lavoro.