Ultime notizie scuola, domenica 9 aprile 2017: 'Perché si nego l'accesso ai laureati nell'ultimo concorso?'

Continua a far discutere l’approvazione del decreto attuativo della legge 107 in merito al nuovo sistema di reclutamento e formazione docenti per la scuola secondaria di I e II grado. A questo proposito, c’è da sottolineare la ferma presa di posizione del sindacato Anief che ha parlato senza mezzi termini di incoerenza e mancanza di logica.

Ultime notizie scuola, domenica 9 aprile 2017: ‘Perché si negò l’accesso ai laureati nell’ultimo concorso?’

Anief, riservandosi di prendere visione del testo del decreto, concentra la propria attenzione sul fatto che tutte le laureate e tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi pubblici, a condizione che abbiano conseguito 24 crediti universitari in settori formativi psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche.
Pur apprezzando la decisione di aprire i concorsi a tutti coloro che hanno concluso il loro cammino universitario, Anief si chiede come mai la stessa maggioranza negò l’accesso alle medesime prove in occasione dell’ultimo concorso istituito con la legge 107.
Per quale motivo oscuro, quel concorso, presentato come “innovativo” e organizzato per “selezionare i migliori docenti puntando sul merito, sul riconoscimento del percorso svolto e sulla qualità”, ha sbarrato la porta ai laureati? Perché il Miur ha difeso strenuamente quella decisione anche in Tribunale, che deve peraltro ancora esprimere l’ultima parola sulla diatriba giudiziaria venutasi a creare? Perché nel 2012 la laurea bastava, nel 2016 non più e nel 2018 sarà invece di nuovo ritenuta valida?

Anief: ‘Governo rasenta la schizofrenia, chi fa le leggi sulla scuola incoerente e privo di logica’

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha sottolineato, infatti, come “chi fa le leggi sulla scuola si sta dimostrando sempre più incoerente e privo di logica. La laurea, fino a prova contraria, non può ‘scadere’ come se fosse un alimento. È un titolo di studio che ha valore legale – ha sottolineato Pacifico – anche se qualcuno vorrebbe far venire meno questa preziosa peculiarità, avendo tentato di smontarne la portata anche in occasione delle audizioni tenute nelle scorse settimane proprio sulle leggi delega della Buona Scuola. Per questo motivo, il titolo della laurea non può essere sospeso ad tempus: o è valido oppure non è valido. E siccome lo è, il Miur ammetta l’errore fatto con il veto inserito nel bando pubblicato nel febbraio dello scorso anno. Non può la stessa maggioranza di Governo comportarsi in questo modo, rasentando la schizofrenia. – così commenta duramente Marcello Pacifico – In ballo, ci sono tanti giovani che vogliono fare l’insegnante, che hanno studiato per farlo e non meritano questo trattamento ambivalente. Si sani l’errore e si chiuda la questione una volta per tutte. Si tratterebbe di una decisione saggia, di cui gli sarebbero grati anche gli studenti, che oggi si ritrovano davanti il corpo docente più vecchio dell’area Ocse. Largo ai giovani, largo al buon senso’.

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