Chiamata diretta, ipotesi di contratto: i sindacati esultano ma sarà veramente un successo?

Il nuovo contratto sulla mobilità è stato firmato, anche grazie all’accordo Miur-sindacati in merito al passaggio dei docenti da ambito territoriale a scuola: per ora, è bene precisarlo, si tratta solo di un’ipotesi di contratto, quella riguardante la chiamata diretta, visto che i contenuti del testo dovranno essere visionati dal Mef e dal Ministero della Funzione Pubblica.

C’è da sottolineare, comunque, la soddisfazione espressa dai sindacati per quanto ‘strappato’ al Miur, tenendo presente che la chiamata diretta rappresenta uno dei punti cardine della Buona Scuola. Sarà vera gloria, però? Davvero i sindacati riusciranno a limitare i poteri discrezionali concessi dalla legge 107 ai dirigenti scolastici?

Chiamata diretta, ipotesi di contratto: i sindacati esultano ma sarà veramente un successo?

L’ipotesi di contratto riporta quanto segue: ‘Il dirigente scolastico, previa deliberazione del collegio dei docenti su proposta del dirigente medesimo, individua sino a un massimo di sei titoli ed esperienze specifiche tra quelle di cui all’allegato A, per ciascun posto vacante e disponibile, ovvero per gruppi di posti, in coerenza con il PTOF e il Piano di Miglioramento dell’istituzione scolastica. Qualora il collegio dei docenti correttamente convocato non si esprima entro 7 giorni dalla data prevista, il dirigente scolastico procede comunque all’individuazione dei requisiti e alla pubblicazione dell’avviso, nel rispetto dei termini previsti a livello nazionale’.

Chiamata diretta docenti, ecco le diverse fasi

In pratica, il passaggio dei docenti da ambito territoriale a scuola dovrebbe comportare le seguenti fasi procedurali:
1) Il preside sottopone al collegio docenti un elenco di criteri presi tra quelli indicati nel contratto nazionale
2) Il collegio docenti provvede alla delibera dei criteri, fino ad un massimo di 6
3) Il dirigente scolastico provvede alla pubblicazione del bando tenendo conto della delibera collegiale
4) infine, sulla base dei criteri, il DS provvede all’individuazione dei docenti.
Come opportunamente sottolineato da Tecnica della Scuola, non vi è alcuna traccia di graduatorie o punteggi, così come ampiamente reclamato dai sindacati. L’accordo, infatti, prevede 8 titoli tra i quali i collegi potranno scegliere:

  • ulteriori titoli di studio coerenti con le competenze professionali specifiche richieste
  • ulteriore abilitazione all’insegnamento
  • specializzazione sul sostegno (non per i posti sul sostegno)
  • dottorato di ricerca
  • specializzazione in italiano L2
  • certificazioni linguistiche pari almeno allivello B2
  • master universitari
  • pubblicazioni su tematiche coerenti con le competenze richieste.
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Ecco, invece, le esperienze professionali da poter prendere in considerazione:

  • insegnamento con metodologia CLIL
  • esperienza di insegnamento all’estero
  • partecipazione a progetti di scambio con l’estero e/o a programmi comunitari
  • esperienza in progetti di innovazione didattica e/o didattica multimediale
  • esperienza in progetti e in attività di insegnamento relativamente a percorsi di integrazione e inclusione
  • tutor per alternanza scuola/lavoro
  • animatore digitale
  • attività di tutor anno di prova
  • referente/coordinatore orientamento e/o valutazione

C’è un aspetto importante da tener conto ed è quello che riguarda la delibera del Collegio Docenti: infatti, l’ipotesi di contratto parla di ‘previa delibera’, una definizione che non sembrerebbe affatto vincolante, in quanto si sarebbe potuto scrivere ‘In esecuzione della delibera’, oppure ‘tenuto conto della delibera’. A volte, i dettagli, i cavilli più sottili, sono quelli che poi fanno la differenza, quelli che trasformano una possibile e conclamata vittoria da un clamoroso flop. Ci auguriamo che non sia così, in primis se lo augurano i docenti.